Data: 29/06/2009
Gentili investitori e cari amici,
IL FOCUS
Ben ritrovati al nostro appuntamento bisettimanale con i mercati. Rispondo subito ai coloro che mi scrivono chiedendo note settimanali come nei mesi di gennaio febbraio e marzo. Probabilmente vi ho abituato bene. Purtroppo il mio tempo è dato e il lavoro è sempre più feroce e assetato. In momenti di relativa tranquillità finanziaria (tranquillità sibillina e foriera di possibili tempeste future) tendo a fare le note con commenti e previsioni su base bisettimanale. Il vostro entusiasmo genuino, le vostre critiche sempre costruttive e il vostro sostegno mi incentiva a fare meglio e di più. Vedrò cosa potrò fare e cercherò per il possibile di accontentarvi. State sintonizzati.
Chi cerca di rimanere informato sulle vicende economiche e finanziarie avrà certamente colto il riacutizzarsi in queste settimane di antiche paure e lo sfiorire di quei “germogli” così intensamente sostenuto solo pochi mesi fa. Qualche irrimediabile parla ancora di il “peggio è passato ma la crisi rimane”; frase di dubbia interpretazione. Ci dice tutto e niente e si parano il sedere da errori (visto l’abbondanza di previsioni sbagliate in passato). Decisamente preferiremmo il silenzio. Il nostro Premier continua ad incolpare della crisi i giornalisti e l’informazione in generale, arrivando a sostenere che la crisi è soprattutto psicologica e che bisognerebbe dare dati falsi pur di far percepire un reale diverso.
Il problema purtroppo, temiamo essere notevolmente più serio:
la disoccupazione in Europa e negli Usa inizia a sfiorare (e ben presto passerà) il 10% con un incremento solo negli Stati Uniti da dicembre 2007 di ben 7.000.000 di nuovi disoccupati. I sussidi alla disoccupazione del secondo trimestre hanno superato ancora i 600.000. Su base annuale il PIL USA del 1 trimestre è calato del -5.5% mentre le stime per l’Europa e in particolare per l’Italia non sono certamente rosee. A livello globale le stime della Banca Mondiale per la crescita nel 2009 sono state portate da un -1.7% ad un -2.9%. In Italia il fatturato dell’industria ad aprile è calato del -22% (su aprile 2008) e gli ordinativi del -31%. Unici indici in controtendenza sono quelli sulla fiducia, che dopo mesi di debacle negli ultimi tempi sembrano riprendersi. Si tratta comunque di indici psicologici, se non addirittura emotivi ed evanescienti. Dopo forti storni e in concomitanza con un rimbalzo borsistico molto mediatico e che ha ridato fiato ai portafogli massacrati dei risparmiatori è una cosa discretamente normale. Ben presto sui prossimi venturi storni di borsa, l’umore inizierà di nuovo a cambiare.
Purtroppo a ben vedere, le cifre date rappresentano numeri a cui ci si inizia pian piano ad abituare mentre nella loro freddezza sono terribili.
L’unico modo per rilanciare questo tipo di economia e tornare a crescere sarebbe quello di rilanciare i consumi, soprattutto privati (negli USA il 70% del PIL). E qui arrivano le note dolenti. Negli Stati Uniti, nonostante un aumento dei soldini in busta paga (dovuti per altro alle misure fiscali una tantum e non riproducibili) questi non si sono tramutati in maggiori consumi come ci si aspettava, ma in un più alto tasso di risparmio, tornato al 6.9% livello che non vedeva da 17 anni. In ottica di lungo periodo è panacea, in quanto il risparmio reale permetterà il ricostituirsi di quei capitali “reali” che ora mancano all’economia. Nel breve periodo vuol però dire, che nonostante gli interventi, i consumi non decolleranno e la crisi mostrerà la sua virulenza correttrice. Probabilmente il modello stesso di consumi ad oltranza sostenuti da debiti inesigibili che ha dominato gli ultimi 20/30 anni è definitivamente stato messo in crisi e sicuramente non sarà riproponibile né nel breve né nel lungo periodo. La stessa sostenibilità ambientale di questi consumi, oltre che quella economico finanziaria sarebbe problematica e di fatto inaccessibile. Se si aggiunge che la disoccupazione con un certo gap temporale (un disoccupato prima di calare il proprio tenore di vita impiega un discreto asso temporale) si rifletterà sui consumi, deprimendoli, il quadro diventa ben delineato. Nel contempo il sistema sta sempre più prepotentemente scivolando da un economia di mercato verso un economia pubblica o statale per lo più inflazionistica. Fuori da ogni considerazione di stampo politico la cosa ha un solo significato. L’annientamento dell’efficienza dell’allocazione dei fattori produttivi che solo un libero mercato potrebbe garantire (e forse che ne rappresenta l’unico vantaggio di medio lungo termine). Questa forza propulsiva che nel lungo periodo permetterebbe il miglioramento delle condizioni generali viene a mancare. Al suo posto ci saranno maree di soldi pubblici che risponderanno a logiche di difficile interpretazione, più o meno condivisibili che siano, e che sposteranno gradatamente il sistema economico verso equilibri più bassi. Ci saranno maggiori tasse e minori risorse per scegliere liberamente cosa cosumare e cosa no. La faccenda straordinaria è che queste ultime righe non sono propriamente mie, ma di un certo A. Greenspan in un suo artico sul WSJ datato 26 giugno. L’artefice maggiore di questa bolla speculativa sui mutui a basso rating e sulle strutture costruiti su questi lancia i suoi moniti sinistri. Certo non dovevamo aspettare lui con i suoi goffi tentativi di pulirsi il viso e di scaricare i suoi errori per le disgrazie future che arriveranno sui nuovi decisori per cogliere il significato delle sue affermazioni, che per una volta ci trovano in accordo. Le abbiamo dette e scritte più volte. Non è neanche un mistero che il deficit pubblico americano abbia in pochissimo tempo raggiunto la cifra monstre di 2 trilioni di dollari pari al 10% del PIL. Purtroppo si manterrà su questi livelli elevati (e anche più) per molto tempo. Le stesse politiche di espansione della base monetaria verranno potenziate; questo cocktail micidiale di disoccupazione crescente (anche se a tassi decrescenti), di sostituzione del mercato con la burocrazia, di bassi consumi e di iniezione di inflazione disegna il quadro di riferimento almeno dei prossimi 12 / 18 mesi.
E non è un quadro d’autore. Decisamente!
Lo scenario evolutivo della crisi seguirà le seguenti tappe nei prossimi 12/24 mesi:
1. calo sostenuto della disoccupazione (è il dato più importante per i prossimi 12 o 18 mesi- dalla crisi si uscirà solo con quattro mesi di occupazione cresente!);
2. calo dei consumi a livello globale
3. calo degli investimenti industriali
4. crescita degli investimenti pubblici improduttivi (copertura di buchi altrui – per la cronaca mancano all’appello degli asset tossici solo in Europa più di 1.000 miliardi di euro)
5. cali borsistici
6. calo del PIL
7. aumento dell’inflazione soprattutto in USA e Inghilterra
8. aumento dei tassi di interesse sui titoli di stato e sui prestiti (soprattutto nei paesi anglosassoni)
9. lenta e progressiva svalutazione del dollaro e successiva perdita dello status di moneta mondiale.
10. rivalutazione di metalli preziosi e oro
11. nascita di nuova moneta mondiale
Una buona notizia che arriva è che B. Madoff rischia 150 anni di galera e sequestro globale del suo patrimonio personale (e probabilmente se li prederà tutti); il tutto in meno di 8 mesi! non ci provo neanche ad entrare in un confronto con l’Italia dove tutti i banditi finanziari sono liberi, nella piena disponibilità finanziaria e festaioli e dove un processo se va bene si conclude con la morte naturale dell’imputato (quindi dopo decenni!). L’unico rammarico è che negli Usa non sia stato usato lo stesso metro per i creatori di questa nefandezza che coinvolgerà buona parte del nostro prossimo futuro e che in termini qualitativi e quantitativi è enormemente maggiore di quella perpetuata da B. Madoff. Anzi BoA ha annunciato seguita da altri, di aver aumentato gli stipendi dei proprio manager del 50% per ricompensarli della perdita dei bonus dovuti agli aiuti pubblici….
Dopo le considerazioni fatte sorge spontanea una domanda: dove sono finiti quei ciarlatani compromessi con tutto e tutti che dicevano che la crisi sarebbe già passata con il secondo semestre del 2009? Ora che ci stiamo entrando e la crisi sembra sempre presente? la stanno rinviando al primo semestre del 2010 o al secondo (i più ravveduti). Probabilmente ha ragione il Premier. Sarebbe meglio tappargli la bocca, ma non perché i dati veri deprimono l’umore, ma perché contrabbandano dati mistificati! Chiedetelo a quei 25 milioni di nuovi disoccupati a livello mondiale che la crisi e i banditi finanziari hanno provocato!
AZIONI
Anche in queste due settimane previsioni azzeccate quasi su tutti i settori di investimento trattati in queste note. Lo S&P500 ha rotto la media 21 e si è appoggiato sulla media a 50 dove ha fatto un piccolo rimbalzo arrivando dai massimi a perdere 67 punti e recuperando circa il 50% (33). Ora le borse dopo qualche giorno positivo (fino probabilmente a mercoledì ove escono dati macro importanti) dovrebbero rintracciare in movimento laterale – rialzista, per poi chiudere la settimana in territorio negativo. Il trend rialzista partito il 9 di marzo in ogni caso non si può ancora dire concluso. Soltanto la rottura di 905 /904 porterebbe lo storno borsistico a livelli più profondi con primo targhet a 975. La rottura di questo supporto porterebbe quasi sicuramente alla partenza della terza ondata ribassista. Quella più grossa e devastante. Al contrario il superamento di quota 935 e della media mobile a 200 gg porterebbe un allungamento inatteso del trend rialzista con obiettivo 1000/1020. Molto dipende dai dati macro veramente intensi e significavi che usciranno questa settimana e in particolar modo quello di giovedì sulla disoccupazione. La nostra sensazione è che il rimbalzo abbia il fiato corto. Potrebbe ancora avere qualche sussulto di orgoglio ma è sicuramente a fine corsa. Con prospettive di guadagni piccoli e prospettive di perdite sostanziose abbiamo iniziato coi nostri portafogli ad allontanarci (consci di essere un filino in anticipo) dagli assets rischiosi. Venduti tutti gli azionari sui rialzi di oggi della LOW e della HIGH volatility.
Le previsioni sono le seguenti:
Previsioni di breve: laterale ribassista
Previsioni di lungo: fortemente ribassista
OBBLIGAZIONI
Come previsto negli USA, in concomitanza con il ribasso borsistico si è assistito ad un notevole rintracciamento dei tassi su tutta la curva. I Bills a 3 mesi sono allo 0.18%, i bonds a 2 anni all’ 1.03% (-16cts) a 5 anni al 2.51% (-27cts) e a 10 anni 3.53% dal 4% sfiorato due settimane fa raggiungendo l’obiettivo che avevamo posto del rendimento al 3.50%. Probabile una ulteriore discesa con stabilizzazione del decennale intorno ad area 3 -3,5% a seguito dei nuovi afflussi di capitali in fuga dall’azionario (i volumi sono sulle borse americane nelle ultime 2 settimane sono fortemente decresenti) e in virtù della boccata di ossigeno presa dopo il collocamento senza problemi (inaspettato) di più di 100 MLD di dollari di titoli di stato. Non è un bel segnale. Soprattutto se incrociato coi tassi sui mutui i quali non sono affatto calati. Semplicemente sta tornando una certa avversione al rischio che apre potenzialmente le porte ad un ribasso borsistico. Il debito pubblico americano (su chi presto dedicheremo un focus) è estero dipendente. Una sorta di enorme schema Ponzi o Madoff. Le nuove emissioni sono sottoscritte dai paesi esteri (in primis Cina) e servono per rimborsare le emissioni in scadenza. Sono gli stessi compratori che versano i soldi per i propri rimborsi. Il malumore aumenta e la Cina sempre più insistentemente chiede al FMI di utilizzare una valuta internazionale che non sia dollaro dipendente. Qualcuno in Cina inizia ad avere seriamente paura per tutti i crediti concessi al governo americano.
In Europa sono partite le operazioni di iniziane di moneta e subito i tassi ne hanno risentito abbassandosi su tutta la curva. Previsto un taglio (inimmaginabile fino a 2 settimane fa) di 0,25% con probabilità del 50% (e forse qualcosa in più). La situazione è peggiore di quello che pensavano.
Le previsioni sono le seguenti:
Scenario di breve governativi euro: laterale - ribassista
Scenario di medio governativi euro: ribassista sui tassi
Scenario di lungo governativi euro: rialzista sui tassi
Scenario di breve governativi USA: laterale ribassista sui tassi
Scenario di medio governativi USA: laterale rialzista sui tassi
Scenario di lungo governativi USA: rialzista sui tassi
Scenario di breve corporate: laterale
Scenario di medio corporate: ribassista sui tassi
Scenario di lungo corporate: rialzista sui tassi
COMMODITIES
Nonostante la Cina continui a riempire i suoi magazzini di materie prime, quasi fossero una riserva migliore dei treasury in dollari le materie prime, rispettando la correlazione con le borse, hanno leggermente stornato a livello di CRB. Come da previsioni di due settimane fa, oro leggermente rialzista e CRB leggermente ribassista. Contrastati gli agricoli, ancora in recupero il rame.
Le previsioni sono le seguenti
Previsioni Oro di breve: laterale rialzista
Previsioni Oro di lungo: fortemente rialzista
Previsioni CRB di breve: laterale ribassista
Previsioni CRB di lungo: ribassista
VALUTE
Dollaro leggermente in difficoltà con le principali valute. E’ destinato a svalutarsi lentamente e progressivamente, ma nel breve, mantenendo la sua correlazione inversa con le borse e le materie prime, probabilmente si rafforzerà sugli storni bosrsistici più che probabili e lo troveremo più facilmente verso 1.38 che 1.42 (range naturale per le due settimane a venire). Previste in indebolimento le valute commodities.
Euro sugli scudi per la decisione in settimana della BCE. Come detto ci si aspetta un taglio di 0.25% o tassi stabili contro un probabile rialzo atteso fino a 2 settimane fa. Il sistema bancario europeo si scopre ancora fortemente vulnerabile e la crisi economica non sembra dare segni di ripresa ma solo di rallentamento (che è cosa ben diversa). Sarebbe praticamente impossibile una crisi con ritmi di caduta simili a quelli dei primi tre trimestri.
I portafogli con cambiamenti effettuati, performance, composizione e analisi sono sul blog: http://financialmarketanalisys.blogspot.com/
Nessun investimento sulla falsariga dei portafogli tipo da noi pubblicati dovrebbe essere clonato senza averne prima valutato struttura e rischio e potenziale rendimento. Trattasi di portafogli di natura informativa e generici, non intendono assolutamente porsi quali sollecitazione all’investimento e men che meno consulenza personalizzata.
Chi scrive queste news può, col suo portafoglio personale detenere investimenti nei titoli utilizzati per i portafogli generici.
Un cordiale saluto
Claudio Bonilauri
martedì 30 giugno 2009
martedì 16 giugno 2009
Nota sui mercati n. 28 del 15/06/2009
Data: 15/06/2009
Per scaricare in PDF
Gentili investitori e cari amici,
IL FOCUS
Dopo un paio di settimane eccoci qui! La notizia di questi tempi che pone serie riflessioni è il raggiungimento nella settimana uscente da parte dei tassi sul decennale americano della quota 4% (dal 3% di un mese fa) e di quelli ipotecari oltre il 5% (al 5.12% , ben un 1,15% in più rispetto a 20/25 giorni fa!). Non si tratta di tassi astronomici di per se stessi, ma in una situazione DICHIARATA di politica di tassi a zero (zirp) sembrano alquanto bizzarri e in controtendenza. Soprattutto vanificano in 20 giorni tutti gli sforzi della FED di trasmettere l’abbassamento dei tassi sulle scadenze medio lunghe al fine di rilanciare seriamente l’economia. La cosa grave è che questo avviene nonostante la FED abbia già “speso” metà (circa 150 MLD di dollari) del pacchetto di 300 MLD di dollari freschi freschi di stampa immessi in esecuzione delle poltiche “easy quantitative”.
Ora per definizione, i tassi a 10 anni dovrebbero rispecchiare la somma della crescita prevista media del PIL nel decennio più il tasso di inflazione atteso nello stesso periodo. Qualche inguaribile ottimista (o qualche compromesso col sistema) potrebbe pensare che sia una cosa più che naturale e che non testimoni altro che le attese del mercato per un veloce e prossima uscita dalla crisi e quindi semplicemente un ritornato appetito per il rischio.
Preferiamo vedere il bicchiere mezzo vuoto. La verità secondo noi è che le attese inflazionistiche iniziano, come più volte ricordato, a concretizzarsi negli incubi degli investitori; non tarderà molto che la FED si troverà nel dilemma di dover continuare a stampare moneta all’impazzata per comprare debito pubblico americano nel goffo e deleterio tentativo di mantenere i tassi a lungo americani sufficientemente bassi da non uccidere l’economia. Questo nuova creazione di moneta (inflazionamento) non farà altro che spingere successivamente i tassi ad un maggiore rialzo (in quanto “incorporano” l’inflazione) e nello svalutare il dollaro (con ulteriore creazione di inflazione importata) nel classico gioco senza uscita del gatto che si morde la coda! E allora scoprirà suo (e nostro) malgrado che l’inflazione è un virus resistente, velocissimo e auto replicante. Una volta introdotto nell’organismo, anche solo con una piccola iniezione diventa difficilmente controllabile e potenzialmente mortale (vedere Weimar e recentemente Zimbabwe – dove l’inflazione annua ha un tasso ad 21 zeri! Circa il 5,000,000,000,000,000,000,000% annuo e il governo ha già tagliato 25 zeri dalla moneta locale, il dollaro dello Zimbabwe, con la disoccupazione schizzata all’80% -
http://www.timesonline.co.uk/tol/news/world/africa/article5645441.ece -); Ben venga anche se tardiva e fragile la sana concezione monetarista tedesca che si sta riproponendo all’interno della BCE (ha bloccato il ribasso dei tassi) e per bocca di Angela Merkel. Temiamo non ci salverà, di fatto, ma ci ammorbidirà la caduta.
Una situazione di inflazione porterà poi necessariamente a svalutazioni della moneta (dollaro) come succedeva per la lira negli anni 80 e primi 90. Il problema è che il dollaro non è la lira, ma la moneta ufficiale dell’impero, la moneta di scambio internazionale per antonomasia. Una perdita di valore (e quindi di fiducia) su questa avrà conseguenze difficili da immaginare ed effetti lunghi e profondi. Metterà sicuramente in crisi il debito pubblico USA (e le proteste di Cina e Russia su esigenze di maggior protezione dei loro crediti in dollari verso gli USA ne sono i primi sintomi). Sposterà le ricchezze dagli Stati Uniti verso la periferia, soprattutto verso i paesi produttori di materie prime e fonti energetiche i cui prezzi in dollari saliranno. Alla lunga imporrà al mondo una moneta di riferimento nuova. Se la leggete così, né più ne meno è la storia della caduta dell’impero romano!
Bernanke e il suo codazzo hanno una sola possibilità. Dolorosa ed oggi più difficile di ieri. Smettere di battere moneta, alzare i tassi di interesse per difendere creditori e dollaro, inasprire la politica fiscale USA al fine di cercare di rimediare gli squilibri profondi della sua economia (debiti privati, debito pubblico e deficit della bilancia dei pagamenti). Questo comporterà sacrifici enormi per il consumatore americano e nuova povertà. Riteniamo che questa scelta sia di fatto inapplicabile. Gli Usa sono una democrazia multietnica basata sul consenso economico. Se lo stato cede o perde consenso succedono cose sgradevoli, molto più sgradevoli che in altri paesi (vedere rivolta di Los Angeles e il caos di New Orleans dopo l’uragno Katrina, con sciacallaggi e stupri e confrontatelo con la dignità del terremoto in Umbria). Inoltre il consenso economico, unico vero collante del sistema USA è di breve se non immediato periodo. Le scelte devono produrre effetti subito e con vantaggi tangibili nel breve. Non c’è spazio per progetti di lungo respiro. Rimediare a 20/30 di mala economia e di distorsioni strutturali nel tempo di una legislatura è di fatto utopia. La realtà dura e cruda e che per troppi anni il cittadino americano medio ha vissuto sopra le sue possibilità. Ora è arrivato il conto. Non ci sono pasti gratis!
La via più facile (e alla fine più deleteria) sarà quella di stampare moneta e quindi finta ricchezza. Non stupisce che sia proprio quella imboccata e pensiamo senza ritorno.
A dire il vero ci sarebbe anche una terza via, indolore e lodevole, ma difficilissima e alla fine quasi miracolosa. Potenziare la ricerca scientifica e creare surplus di ricchezza reale con questa da usare integralmente per risanare i pasticci passati. Purtroppo la ricerca scientifica non risponde a tempi e modi cari agli economisti e spesso quello che si vede oggi è il frutto di scelte lungimiranti passate!
AZIONI
Sostanzialmente si sono avute due settimane di movimenti laterali. All’ottimismo dei piccoli risparmiatori incentivati dai mass media e da dichiarazioni sempre più ottimistiche (quanto interessate e fallaci) si è tenacemente opposto il realismo degli istituzionali. Questi ultimi posizionati come da manuale sulla media mobile a 200 gg hanno sempre ricacciato (spesso sul finire delle sedute) indietro lo S&P500 mantenendolo nello strettissimo canale compreso tra la media a 200 e la media a 21 giorni. Tecnicamente si stà configurando un triangolo, figura che normalmente rompe a ¾ del proprio tracciamento (e quindi questa settimana o al massimo la prossima); a seconda che rompa al rialzo (media a 200) o al ribasso (media a 21) determinerà l’onda rialzista o ribassista. I dati macro (sussidi di disoccupazione intorno a 600 mila, previsioni di PIL europeo al ribasso, deficit USA in costante e perenne peggioramento) non fanno presagire nulla di buona anche se in questi mesi fortemente ignorati dagli investitori. E tra poco arrivano le trimestrali…. Sostanzialmente il canale è il seguente. Resistenza a 961 e supporto a 924 (con altro supporto decisivo a 875). Riteniamo molto probabile una rottura del supporto con una prima ondata ribassista che indicativamente riporti l’indice intorno a 800 basso. In ogni caso eventuali posizioni short si aprono solo con la rottura di un supporto. Evitare in ogni caso di prendere posizioni al rialzo. Il rimbalzo ci sembra a fine corsa e potrebbe, nella migliore delle ipotesi posizionarsi in area 1000 con rischi di storni molto più probabili e pressanti.
Previsioni di breve: laterale ribassista
Previsioni di lungo: fortemente ribassista
OBBLIGAZIONI
Come detto qualcosa si è inceppato nella FED. Suo malgrado ha scoperto che la liquidità iniettata in un mercato altamente speculativo non va dove programmato (distribuzione su tutta la curva dei rendimenti con relativo abbassamento) ma si concentra sui mercati più promettenti in base alle attese di inflazione. In primis le materie prime e le piazze finanziarie dei paesi produttori di queste (gli emergenti). Riteniamo che comunque dopo il violento rialzo, magari in concomitanza con uno storno borsistico i tassi possano tornate vicino al 3% o comunque intorno sotto il 3.5% in via momentanea prima di vedere nuove e potente azioni di easy quantitative e riassistere ad una impennata severa ben oltre il 4% mettendo in difficoltà la FED e/o il dollaro. Tassi stabili in settimana sull’euro su tutta la curva o anche qui in leggero calo se si verifica il calo delle borse con la rottura del supporto che noi riteniamo più probabile. Corporate ancora interessanti nonostante le massicce emissioni che sono partite e dureranno per tutto l’anno, ma con problemi seri sui bancari. È notizia che le banche europee portano in pancia ancora asset tossici per circa 283 MLD di dollari come divulgato dalla BCE. Questi asset tossici prima o poi dovranno essere oggetto di “write down”, cioè di perdite a bilancio! La BCE inoltre ci avverte (in momento di stranissima lucidità) che il ciclo del credito non ha ancora raggiunto il suo minimo. Non osiamo pensare cosa si nasconde sotto frasi così sibilline… Su buona parte del sistema inoltre aleggia il tetro fantasma, orami in via di materializzazione, del default di qualche economia dell’est europeo.
Le previsioni sono le seguenti:
Scenario di breve governativi euro: laterale sui tassi
Scenario di medio governativi euro: ribassista sui tassi
Scenario di lungo governativi euro: rialzista sui tassi
Scenario di breve governativi USA: laterale ribassista sui tassi
Scenario di medio governativi USA: laterale rialzista sui tassi
Scenario di lungo governativi USA: rialzista sui tassi
Scenario di breve corporate: laterale
Scenario di medio corporate: ribassista sui tassi
Scenario di lungo corporate: rialzista sui tassi
COMMODITIES
Industriali ancora in rialzo, con il rame a +4% in settimana e a +70% da inizio anno. Il petrolio arriva probabilmente a fine corsa, raddoppiando i prezzo in poco più di un mese e mettendo a segno un +60% da inizio anno.
Oro e preziosi in storno su voci che le banche occidentali stiano vendendo le proprie scorte. Probabile un rintracciamento dell’oro (che ha rotto il supporto rappresentato dalla media a 20 giorni) in area 900 basso o addirittura 800 alto. Nell’ottica dell’inflazionamento delle economie, una sua discesa sotto i 900 dollari all’oncia rappresenterebbe un ottima occasione per incrementare. Non a caso, mentre le banche centrali occidentali vendono oro la Cina lo compra. Probabile in queste settimane un rintracciamento di petrolio, rame e CRB (che hanno corso molto), magari in concomitanza con lo storno delle borse. Lo scenario di fondo rimane comunque rialzista nel medio periodo.
Previsioni Oro di breve: laterale ribassista
Previsioni Oro di lungo: fortemente rialzista
Previsioni CRB di breve: laterale ribassista
Previsioni CRB di lungo: ribassista
VALUTE
Dollaro in leggera perdita su tutte le moneta e sull’euro oramai entrato nella fascia 1.38 -1.42. A evitare una svalutazione più potente del dollaro sono stati i paesi BRIC (Crasile, Russia, India e Cina) che al fine di salvare il loro cambio e le loro esportazione, per impedire una svalutazione di questo ne hanno comprato per 60 MLD arrivando a detenerne una quota orami superiore al 40% dei dollari totali in circolazione. Il dollar index che sembrava stabilmente ancorato a quota 90, ora si è posizionato a quota 80. Di concerto con il probabile rintracciamento di materie prime e borse potrebbe leggermente rivalutarsi riportandosi in area 1.35 contro euro. Lo scenario di base però rimane fortemente inflativo (e quindi svalutativo) del dollaro contro quasi tutte le monete e in particolare contro euro. Su quest’ultimo influiranno notevolmente i dati sui prezzi, in quanto potrebbero convincere la BCE ad azioni più aggressive di espansione della base monetaria, soprattutto a seguito delle rinnovate difficoltà dei paesi baltici (Lettonia in primis) che rischiano di riaccendere fari sinistri sui sistemi bancari di Austria, Svezia e Italia. Alto in questo momento il rischio di una svalutazione monetaria della lat lettone in cambio con euro intorno ad 1.40; una decisione drastica in questo senso oltre che a rappresentare il grido di disperazione di questi paesi, di fatto in default, rischierebbe di destabilizzare le economie dell’est (le 3 repubbliche baltiche, Ungheria e Polonia) con riflessi difficilmente immaginabili sull’euro e sull’intera eurozona. Il tempo dell’ottimismo del rimbalzo stà arrivando al capolinea.
PORTAFOGLI
aperta posizione su ETF natural gas comprato a 0.49 euro
Aggiornamento in settimana
I portafogli con cambiamenti effettuati, performance, composizione e analisi sono sul blog: http://financialmarketanalisys.blogspot.com/
Nessun investimento sulla falsariga dei portafogli tipo da noi pubblicati dovrebbe essere clonato senza averne prima valutato struttura e rischio e potenziale rendimento. Trattasi di portafogli di natura informativa e generici, non intendono assolutamente porsi quali sollecitazione all’investimento e men che meno consulenza personalizzata.
Chi scrive queste news può, col suo portafoglio personale detenere investimenti nei titoli utilizzati per i portafogli generici.
Un cordiale saluto
Claudio Bonilauri
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Gentili investitori e cari amici,
IL FOCUS
Dopo un paio di settimane eccoci qui! La notizia di questi tempi che pone serie riflessioni è il raggiungimento nella settimana uscente da parte dei tassi sul decennale americano della quota 4% (dal 3% di un mese fa) e di quelli ipotecari oltre il 5% (al 5.12% , ben un 1,15% in più rispetto a 20/25 giorni fa!). Non si tratta di tassi astronomici di per se stessi, ma in una situazione DICHIARATA di politica di tassi a zero (zirp) sembrano alquanto bizzarri e in controtendenza. Soprattutto vanificano in 20 giorni tutti gli sforzi della FED di trasmettere l’abbassamento dei tassi sulle scadenze medio lunghe al fine di rilanciare seriamente l’economia. La cosa grave è che questo avviene nonostante la FED abbia già “speso” metà (circa 150 MLD di dollari) del pacchetto di 300 MLD di dollari freschi freschi di stampa immessi in esecuzione delle poltiche “easy quantitative”.
Ora per definizione, i tassi a 10 anni dovrebbero rispecchiare la somma della crescita prevista media del PIL nel decennio più il tasso di inflazione atteso nello stesso periodo. Qualche inguaribile ottimista (o qualche compromesso col sistema) potrebbe pensare che sia una cosa più che naturale e che non testimoni altro che le attese del mercato per un veloce e prossima uscita dalla crisi e quindi semplicemente un ritornato appetito per il rischio.
Preferiamo vedere il bicchiere mezzo vuoto. La verità secondo noi è che le attese inflazionistiche iniziano, come più volte ricordato, a concretizzarsi negli incubi degli investitori; non tarderà molto che la FED si troverà nel dilemma di dover continuare a stampare moneta all’impazzata per comprare debito pubblico americano nel goffo e deleterio tentativo di mantenere i tassi a lungo americani sufficientemente bassi da non uccidere l’economia. Questo nuova creazione di moneta (inflazionamento) non farà altro che spingere successivamente i tassi ad un maggiore rialzo (in quanto “incorporano” l’inflazione) e nello svalutare il dollaro (con ulteriore creazione di inflazione importata) nel classico gioco senza uscita del gatto che si morde la coda! E allora scoprirà suo (e nostro) malgrado che l’inflazione è un virus resistente, velocissimo e auto replicante. Una volta introdotto nell’organismo, anche solo con una piccola iniezione diventa difficilmente controllabile e potenzialmente mortale (vedere Weimar e recentemente Zimbabwe – dove l’inflazione annua ha un tasso ad 21 zeri! Circa il 5,000,000,000,000,000,000,000% annuo e il governo ha già tagliato 25 zeri dalla moneta locale, il dollaro dello Zimbabwe, con la disoccupazione schizzata all’80% -
http://www.timesonline.co.uk/tol/news/world/africa/article5645441.ece -); Ben venga anche se tardiva e fragile la sana concezione monetarista tedesca che si sta riproponendo all’interno della BCE (ha bloccato il ribasso dei tassi) e per bocca di Angela Merkel. Temiamo non ci salverà, di fatto, ma ci ammorbidirà la caduta.
Una situazione di inflazione porterà poi necessariamente a svalutazioni della moneta (dollaro) come succedeva per la lira negli anni 80 e primi 90. Il problema è che il dollaro non è la lira, ma la moneta ufficiale dell’impero, la moneta di scambio internazionale per antonomasia. Una perdita di valore (e quindi di fiducia) su questa avrà conseguenze difficili da immaginare ed effetti lunghi e profondi. Metterà sicuramente in crisi il debito pubblico USA (e le proteste di Cina e Russia su esigenze di maggior protezione dei loro crediti in dollari verso gli USA ne sono i primi sintomi). Sposterà le ricchezze dagli Stati Uniti verso la periferia, soprattutto verso i paesi produttori di materie prime e fonti energetiche i cui prezzi in dollari saliranno. Alla lunga imporrà al mondo una moneta di riferimento nuova. Se la leggete così, né più ne meno è la storia della caduta dell’impero romano!
Bernanke e il suo codazzo hanno una sola possibilità. Dolorosa ed oggi più difficile di ieri. Smettere di battere moneta, alzare i tassi di interesse per difendere creditori e dollaro, inasprire la politica fiscale USA al fine di cercare di rimediare gli squilibri profondi della sua economia (debiti privati, debito pubblico e deficit della bilancia dei pagamenti). Questo comporterà sacrifici enormi per il consumatore americano e nuova povertà. Riteniamo che questa scelta sia di fatto inapplicabile. Gli Usa sono una democrazia multietnica basata sul consenso economico. Se lo stato cede o perde consenso succedono cose sgradevoli, molto più sgradevoli che in altri paesi (vedere rivolta di Los Angeles e il caos di New Orleans dopo l’uragno Katrina, con sciacallaggi e stupri e confrontatelo con la dignità del terremoto in Umbria). Inoltre il consenso economico, unico vero collante del sistema USA è di breve se non immediato periodo. Le scelte devono produrre effetti subito e con vantaggi tangibili nel breve. Non c’è spazio per progetti di lungo respiro. Rimediare a 20/30 di mala economia e di distorsioni strutturali nel tempo di una legislatura è di fatto utopia. La realtà dura e cruda e che per troppi anni il cittadino americano medio ha vissuto sopra le sue possibilità. Ora è arrivato il conto. Non ci sono pasti gratis!
La via più facile (e alla fine più deleteria) sarà quella di stampare moneta e quindi finta ricchezza. Non stupisce che sia proprio quella imboccata e pensiamo senza ritorno.
A dire il vero ci sarebbe anche una terza via, indolore e lodevole, ma difficilissima e alla fine quasi miracolosa. Potenziare la ricerca scientifica e creare surplus di ricchezza reale con questa da usare integralmente per risanare i pasticci passati. Purtroppo la ricerca scientifica non risponde a tempi e modi cari agli economisti e spesso quello che si vede oggi è il frutto di scelte lungimiranti passate!
AZIONI
Sostanzialmente si sono avute due settimane di movimenti laterali. All’ottimismo dei piccoli risparmiatori incentivati dai mass media e da dichiarazioni sempre più ottimistiche (quanto interessate e fallaci) si è tenacemente opposto il realismo degli istituzionali. Questi ultimi posizionati come da manuale sulla media mobile a 200 gg hanno sempre ricacciato (spesso sul finire delle sedute) indietro lo S&P500 mantenendolo nello strettissimo canale compreso tra la media a 200 e la media a 21 giorni. Tecnicamente si stà configurando un triangolo, figura che normalmente rompe a ¾ del proprio tracciamento (e quindi questa settimana o al massimo la prossima); a seconda che rompa al rialzo (media a 200) o al ribasso (media a 21) determinerà l’onda rialzista o ribassista. I dati macro (sussidi di disoccupazione intorno a 600 mila, previsioni di PIL europeo al ribasso, deficit USA in costante e perenne peggioramento) non fanno presagire nulla di buona anche se in questi mesi fortemente ignorati dagli investitori. E tra poco arrivano le trimestrali…. Sostanzialmente il canale è il seguente. Resistenza a 961 e supporto a 924 (con altro supporto decisivo a 875). Riteniamo molto probabile una rottura del supporto con una prima ondata ribassista che indicativamente riporti l’indice intorno a 800 basso. In ogni caso eventuali posizioni short si aprono solo con la rottura di un supporto. Evitare in ogni caso di prendere posizioni al rialzo. Il rimbalzo ci sembra a fine corsa e potrebbe, nella migliore delle ipotesi posizionarsi in area 1000 con rischi di storni molto più probabili e pressanti.
Previsioni di breve: laterale ribassista
Previsioni di lungo: fortemente ribassista
OBBLIGAZIONI
Come detto qualcosa si è inceppato nella FED. Suo malgrado ha scoperto che la liquidità iniettata in un mercato altamente speculativo non va dove programmato (distribuzione su tutta la curva dei rendimenti con relativo abbassamento) ma si concentra sui mercati più promettenti in base alle attese di inflazione. In primis le materie prime e le piazze finanziarie dei paesi produttori di queste (gli emergenti). Riteniamo che comunque dopo il violento rialzo, magari in concomitanza con uno storno borsistico i tassi possano tornate vicino al 3% o comunque intorno sotto il 3.5% in via momentanea prima di vedere nuove e potente azioni di easy quantitative e riassistere ad una impennata severa ben oltre il 4% mettendo in difficoltà la FED e/o il dollaro. Tassi stabili in settimana sull’euro su tutta la curva o anche qui in leggero calo se si verifica il calo delle borse con la rottura del supporto che noi riteniamo più probabile. Corporate ancora interessanti nonostante le massicce emissioni che sono partite e dureranno per tutto l’anno, ma con problemi seri sui bancari. È notizia che le banche europee portano in pancia ancora asset tossici per circa 283 MLD di dollari come divulgato dalla BCE. Questi asset tossici prima o poi dovranno essere oggetto di “write down”, cioè di perdite a bilancio! La BCE inoltre ci avverte (in momento di stranissima lucidità) che il ciclo del credito non ha ancora raggiunto il suo minimo. Non osiamo pensare cosa si nasconde sotto frasi così sibilline… Su buona parte del sistema inoltre aleggia il tetro fantasma, orami in via di materializzazione, del default di qualche economia dell’est europeo.
Le previsioni sono le seguenti:
Scenario di breve governativi euro: laterale sui tassi
Scenario di medio governativi euro: ribassista sui tassi
Scenario di lungo governativi euro: rialzista sui tassi
Scenario di breve governativi USA: laterale ribassista sui tassi
Scenario di medio governativi USA: laterale rialzista sui tassi
Scenario di lungo governativi USA: rialzista sui tassi
Scenario di breve corporate: laterale
Scenario di medio corporate: ribassista sui tassi
Scenario di lungo corporate: rialzista sui tassi
COMMODITIES
Industriali ancora in rialzo, con il rame a +4% in settimana e a +70% da inizio anno. Il petrolio arriva probabilmente a fine corsa, raddoppiando i prezzo in poco più di un mese e mettendo a segno un +60% da inizio anno.
Oro e preziosi in storno su voci che le banche occidentali stiano vendendo le proprie scorte. Probabile un rintracciamento dell’oro (che ha rotto il supporto rappresentato dalla media a 20 giorni) in area 900 basso o addirittura 800 alto. Nell’ottica dell’inflazionamento delle economie, una sua discesa sotto i 900 dollari all’oncia rappresenterebbe un ottima occasione per incrementare. Non a caso, mentre le banche centrali occidentali vendono oro la Cina lo compra. Probabile in queste settimane un rintracciamento di petrolio, rame e CRB (che hanno corso molto), magari in concomitanza con lo storno delle borse. Lo scenario di fondo rimane comunque rialzista nel medio periodo.
Previsioni Oro di breve: laterale ribassista
Previsioni Oro di lungo: fortemente rialzista
Previsioni CRB di breve: laterale ribassista
Previsioni CRB di lungo: ribassista
VALUTE
Dollaro in leggera perdita su tutte le moneta e sull’euro oramai entrato nella fascia 1.38 -1.42. A evitare una svalutazione più potente del dollaro sono stati i paesi BRIC (Crasile, Russia, India e Cina) che al fine di salvare il loro cambio e le loro esportazione, per impedire una svalutazione di questo ne hanno comprato per 60 MLD arrivando a detenerne una quota orami superiore al 40% dei dollari totali in circolazione. Il dollar index che sembrava stabilmente ancorato a quota 90, ora si è posizionato a quota 80. Di concerto con il probabile rintracciamento di materie prime e borse potrebbe leggermente rivalutarsi riportandosi in area 1.35 contro euro. Lo scenario di base però rimane fortemente inflativo (e quindi svalutativo) del dollaro contro quasi tutte le monete e in particolare contro euro. Su quest’ultimo influiranno notevolmente i dati sui prezzi, in quanto potrebbero convincere la BCE ad azioni più aggressive di espansione della base monetaria, soprattutto a seguito delle rinnovate difficoltà dei paesi baltici (Lettonia in primis) che rischiano di riaccendere fari sinistri sui sistemi bancari di Austria, Svezia e Italia. Alto in questo momento il rischio di una svalutazione monetaria della lat lettone in cambio con euro intorno ad 1.40; una decisione drastica in questo senso oltre che a rappresentare il grido di disperazione di questi paesi, di fatto in default, rischierebbe di destabilizzare le economie dell’est (le 3 repubbliche baltiche, Ungheria e Polonia) con riflessi difficilmente immaginabili sull’euro e sull’intera eurozona. Il tempo dell’ottimismo del rimbalzo stà arrivando al capolinea.
PORTAFOGLI
aperta posizione su ETF natural gas comprato a 0.49 euro
Aggiornamento in settimana
I portafogli con cambiamenti effettuati, performance, composizione e analisi sono sul blog: http://financialmarketanalisys.blogspot.com/
Nessun investimento sulla falsariga dei portafogli tipo da noi pubblicati dovrebbe essere clonato senza averne prima valutato struttura e rischio e potenziale rendimento. Trattasi di portafogli di natura informativa e generici, non intendono assolutamente porsi quali sollecitazione all’investimento e men che meno consulenza personalizzata.
Chi scrive queste news può, col suo portafoglio personale detenere investimenti nei titoli utilizzati per i portafogli generici.
Un cordiale saluto
Claudio Bonilauri
lunedì 25 maggio 2009
Nota sui Mercati n. 27 del 24/05/2009
NOTA SUI MERCATI N° 27
Data: 24/05/2009
Gentili investitori e cari amici,
IL FOCUS
Quella appena passata doveva essere una settimana piatta e senza particolari scossoni vista l’assenza di dati importanti sui mercati. Non è stato così!
Le vere note salienti di questa settimana sono due. Una estera e una di fonte italiana.
La prima è il fatto che la società di rating Standard and Poor’s ha abbassato le previsioni sul rating dell’Inghilterra da stabile a negativo a seguito delle politiche inflazionistiche e all’aumento del debito pubblico che si sta registrando in conseguenza della collettivizzazione del debito e della riduzione delle entrate tributarie dovute alla recessione. Quindi la brillante AAA sfoggiata da GB inizia a scricchiolare. La domanda che balza in testa velocemente è la seguente: se rischia la AAA l’Inghilterra, come è messa quella degli USA? Direi peggio! Con un deficit pubblico che si avvicina al 13% e previsioni di deficit costanti intorno al 10% per i prossimi 5 anni non andranno tanto lontano. Se è pur vero che lo stock di debito da cui partono gli USA è più basso di quello di altri (in primis Giappone) è anche vero che ben presto sfonderanno quel tetto del 100% del PIL che viene ritenuto da più parti come una sorta di spartiacque per le partenze del downgrading del rating. La domanda se la devono essere posta anche i mercati e la risposta deve essere stata simile a quello che noi andiamo dicendo almeno da inizio anno. La AAA made in USA è un bluf frutto di un inciucio (o meglio, un incesto a trois) infruttuoso tra FED, governo e società di rating. E onestamente da tempo oramai non sappiamo dire chi tra le tre sia la più seria (o la meno ciarlatana)! Morale, mani molto pese stanno vendendo Tbond in dollari sulle lunghe scadenze: il rendimento dei tbond è arrivato a sfiorare il 3.50% e il dollaro è scivolato in area 1.40 contro euro. Che siano i cinesi, gli indiani o i russi? Non lo sappiamo! La vera cosa che ci sorprende è perché proprio ora si mette sotto tiro il rating inglese (notoriamente il 51 stato americano di stanza in Europa) e non quello della vera madrepatria di queste politiche che per altro presenta numeri peggiori. Onestamente pensavamo che il potenziale downgrading o anche solo la sua preventivazione e anche solo partendo dalla periferia (l’Inghilterra appunto) avvenisse molto più tardi, a crisi in via di risoluzione e non nel bel mezzo. A nostro avviso questo notizia ha una sola spiegazione: è ufficialmente partita la corsa all’inflazione. L’insostenibilità del debito pubblico accumulato e la sua totale manifesta inutilità generale, unita all’improduttività di questo aumento (non si è trattato, se non marginalmente, di aumenti per infrastrutture o investimenti, ma semplicemente di rilevazione di debiti privati di una piccola elite di banditi finanziari e successivo scarico sulle tasche di tutti) ha di nuovo messo alle corde i grandi burattinai. Ora si invoca a grandi mani l’inflazione (veder focus di febbraio) come grande risolutore finale; l’unica in grado di ridurre magicamente il peso dei debiti e costringere la gente ad aumentare i consumi per anticipare gli aumenti di prezzi. Ora i grandi debitori hanno il fiato corto, cortissimo. Quando vince la disperazione si è disposti a tutto. Lo testimoniano i kamikaze giapponesi (partiti ad ottobre del ’44 a guerra oramai persa e le famose armi segrete di Hitler, al più, sogni disastrosi e mortali del tramonto ineluttabile e prossimo). Questa ultima “arma segreta” (neanche tanto) e soprattutto l’averla giocata così presto non ci fa presagire niente di buono. Passata la bufala delle trimestrali fasulle e il sussulto bosrsistico dell’ultimo mese la realtà richiama a futuri molto meno rosei di quello che ci volevano far credere. In questa logica, tornano come colombi viaggiatori fedelissimi le dichiarazioni settimanali di kenneth Rogoff (economista capo del Fondo Monetario Internazionale), quelle di Gregory Mankiw (ex consigliere di Bush) e di Bill Gross (capo del più grande fondo obbligazionario del mondo, Pimco) tutte volte a “sponsorizzare” l’inflazione e i suoi segnali premonitori e il suo potere benefico. Temiamo che la realtà sia vestita di nero. La situazione era e continua ad essere insostenibile. L’inflazione evocata non porterà benessere e un nuovo Eldorado, come i kamikaze e le armi segrete non hanno cambiato le sorti della guerra, ma porterà solo stagflazione, cioè miseria e incancrimento dei mali economici.
Temo che ci avviciniamo al canto del cigno di questa classe dirigente incapace e delirante. L’unica speranza flebile e vuota è che si rifaccia la 180 del 1978 (legge Basevi) e tutti stì pazzi li si rimetta dentro legati stretti.
L’altra nota saliente è una dichiarazione del nostro Tremonti (oramai quasi controcorrente e quindi affidabile). Ci informa che ad ottobre si è rischiata la catastrofe. Chi ci segue sa che non c’erano molti dubbi in merito. Il punto è che questa comunicazione da una fonte autorevole ci informa che non solo ci hanno raccontato bugie per convincerci a lasciare i nostri risparmietti in azioni a farseli massacrare ma soprattutto che la catastrofe non è un nostro personale incubo (che ci ha attirato anche qualche critica) ma un rischio possibile se non addirittura probabile. Vi riporto per dovere di cronaca le parole precise del Ministro: “In quel mese (ottobre 2008), ha aggiunto il ministro, «abbiamo visto da vicino gli effetti dell'apocalisse finanziaria, gli effetti di una guerra senza averla combattuta». Il rischio, ha concluso, è stato quello «della bancarotta dell'Occidente».
Ora che la dichiarazione si innestai sicuramente in un quadro di elezioni e sia stata fatta per dimostrare quanto sono stati bravi a evitarla, non ci sono molto dubbi, ma resta il “sentiment” che Tremonti abbia detto il vero. Il problema non è quanto siano stati bravi a evitarla, è che chi c’è la fatta evitare sono gli stessi che l’hanno creata e soprattutto che la cura messa in atto ci porterà ad una catastrofe diversa e per certi versi peggiore.
AZIONI
Siamo arrivati ad uno spartiacque. Poniamo questo spartiacque a livello di S&P 500 pari a 875. Se le borse entro questa o al massimo la prossima settimana rompono questo supporto al ribasso allora si apre probabilmente lo storno borsistico. Se invece le borse riescono a galleggiare nel canale e rompere 930 allora si aprono spazi per l’ultima gamba rialzista del rimbalzo, fino a quota 1000 - 1050 . Oramai il tempo per percorrere quest’ultimo micro rimbalzo si va esaurendo in quanto le seconde trimestrali (e relative previsioni) irromperanno pesantemente abolendo ogni possibile ottimismo. Onestamente per una volta (ci succede raramente) non ci sbilanciamo in previsioni. L’incertezza è veramente totale. Cosa certa è che a scanso di cattive sorprese sarebbe logico iniziare già da ora ad alleggerire le posizioni azionarie in quanto le possibilità di rimbalzo e la sua entità non ci sembrano giustificare i rischi. Personalmente apriremo posizioni short solo quando il mercato ci fornirà segnali inequivocabili di ribasso (che ancora non ci sono), cioè dopo la rottura di quota 875.
Previsioni di breve: laterale
Previsioni di lungo: fortemente ribassista
OBBLIGAZIONI
Previsioni centrate in pieno. L’auspicio propagandato come panacea economica dell’imminenza dell’arrivo dell’inflazione sta facendo i suoi effetti spingendo al rialzo le lunghe scadenze sia in euro che (soprattutto) in dollari. Purtroppo per innescare bombe inflazionistiche e relative attese basta poco. Qualche dichiarazione folle di qualche istituzionale importante (segnali di perdita di AAA, auspici di inflazione) e un indebolimento del dollaro (che è una misura inflativa) che in un mercato speculativo e isterico come questo immediatamente ci si risponda a tono. La realtà è che tutta questa attenzione sull’inflazione ci pare eccessivamente prematura. La deflazione aveva appena cominciato a fare i suoi benefici effetti (domandatelo alle imprese che hanno evitato di licenziare e salvato i margini nonostante il calo di fatturato solo per la riduzione dei costi delle materie prime) che già la si cerca di uccidere. Un infanticidio! Molto deleterio. Purtroppo sulle materie prime si iniziano già a vedere le ripercussioni inflazionistiche e questo, unito alla crisi peggiorerà drasticamente le cose. E’ come interrompere una cura di antibiotici prima del dovuto. Assolutamente controproducente.
Quindi, o tutta questa fretta è perché qualcuno si rende conto di essere alla fine, e quindi è l’ultima “arma segreta” da giocare contro il prossimo crollo dell’economia reale (e allora il quadro è grave) come detto nel focus o questa marea di folli patentati cerca di uccidere una deflazione in rafforzamento che vedono come peste. Solo i prossimi dati resi pubblici permetteranno a noi piccoli risparmiatori sapere dove sta la verità. In ogni caso l’operazione mediatica dell’accettazione dell’inflazione, neanche come minore dei mali ma addirittura come cura di ogni cosa è iniziata. Inflazione e tassi nominali a zero vogliono dire tassi reali negativi. Cioè massacro per i creditori e feste alcoliche per i grandi debitori. Staremo con le orecchie apertissime e vi terremo informati
Comunque gli scenari sono i seguenti:
Scenario di breve governativi euro: laterale rialzista
Scenario di medio governativi euro: ribassista sui tassi
Scenario di lungo governativi euro: rialzista sui tassi
Scenario di breve governativi USA: laterale rialzista
Scenario di medio governativi USA: laterale rialzista
Scenario di lungo governativi USA: rialzista sui tassi
Scenario di breve corporate: laterale
Scenario di medio corporate: ribassista sui tassi
Scenario di lungo corporate: rialzista sui tassi
COMMODITIES
Anche qui previsioni azzeccate. Tutte le commodities sulla spinta delle voci inflative hanno reagito con corposi rialzi. Bene i preziosi, con oro a +2.7% e argento a +4.9% (sono i migliori in caso di inflazione mista a stagnazione). Gli industriali salgono sulla spinta delle scorte cinesi con rame a +4% (+49% da inizio anno) e petrolio a +8% (+38). Questi ultimi due incrementi ci informano che l’ottimismo non è ancora del tutto scemato. L’indice CRB sale del 3.3%. Unica nota stonata il gas naturale che perde in settimana il -14%. La cosa avviene senza particolari notizie in merito. Sul gas esiste una crisi di sovrapproduzione ben nota e la domanda langue, ma proseguono le chiusure di impianti e ben presto ci aspettiamo un rimbalzo corposo coerentemente con gli altri energetici e con la carenza che si verificherà non appena si riattiverà un poco la domanda e/o l’inflazione. Con il nostro personalissimo portafoglio abbiamo provveduto a vendere metà dell’etf naturl gas all’inizio della settimana scorsa con un guadagno del 25% sull’acquisto e a ricomprarne per la stessa cifra oggi a 0.466 portando ora il prezzo medio di acquisto a 0.48 circa.
Non si esclude una piccola correzione dei valori in settimana visti i corposi rincari messi in atto nella precedente. I trend comunque rimangono rialzisti:
Previsioni Oro di breve: laterale rialzista
Previsioni Oro di lungo: fortemente rialzista
Previsioni CRB di breve: laterale rialzista
Previsioni CRB di lungo: ribassista
VALUTE
Anche qui come da previsioni di ultima nota il dollaro ha raggiunto circa 1.40 contro euro, confermando l’innaugurazione di una politica fortemente inflazionistica del governo Obama. Il dollar index perde circa il 4% e finisce in zona 80. Ha praticamente perso contro tutte le valute (in particolare con quelle commodities dove porta a casa mediamente un -6%). Stabile contro yen (-0.50%) altro grande malato intorno a 1.32 contro euro. In settimana il dollaro è previsto in leggero recupero, ma sempre dentro il canale 1.38 – 1.42, ma la sua svalutazione è destinata a continuare nel tempo.
PORTAFOGLI
Low : +1.57% da inizio anno e +8.55% da inizio 2008
High: + 2.26% da inizio anno e +16.82% da inizio 2008
I portafogli con cambiamenti effettuati, performance, composizione e analisi sono sul blog: http://financialmarketanalisys.blogspot.com/
Nessun investimento sulla falsariga dei portafogli tipo da noi pubblicati dovrebbe essere clonato senza averne prima valutato struttura e rischio e potenziale rendimento. Trattasi di portafogli di natura informativa e generici, non intendono assolutamente porsi quali sollecitazione all’investimento e men che meno consulenza personalizzata.
Chi scrive queste news può, col suo portafoglio personale detenere investimenti nei titoli utilizzati per i portafogli generici.
Un cordiale saluto
Claudio Bonilauri
Data: 24/05/2009
Gentili investitori e cari amici,
IL FOCUS
Quella appena passata doveva essere una settimana piatta e senza particolari scossoni vista l’assenza di dati importanti sui mercati. Non è stato così!
Le vere note salienti di questa settimana sono due. Una estera e una di fonte italiana.
La prima è il fatto che la società di rating Standard and Poor’s ha abbassato le previsioni sul rating dell’Inghilterra da stabile a negativo a seguito delle politiche inflazionistiche e all’aumento del debito pubblico che si sta registrando in conseguenza della collettivizzazione del debito e della riduzione delle entrate tributarie dovute alla recessione. Quindi la brillante AAA sfoggiata da GB inizia a scricchiolare. La domanda che balza in testa velocemente è la seguente: se rischia la AAA l’Inghilterra, come è messa quella degli USA? Direi peggio! Con un deficit pubblico che si avvicina al 13% e previsioni di deficit costanti intorno al 10% per i prossimi 5 anni non andranno tanto lontano. Se è pur vero che lo stock di debito da cui partono gli USA è più basso di quello di altri (in primis Giappone) è anche vero che ben presto sfonderanno quel tetto del 100% del PIL che viene ritenuto da più parti come una sorta di spartiacque per le partenze del downgrading del rating. La domanda se la devono essere posta anche i mercati e la risposta deve essere stata simile a quello che noi andiamo dicendo almeno da inizio anno. La AAA made in USA è un bluf frutto di un inciucio (o meglio, un incesto a trois) infruttuoso tra FED, governo e società di rating. E onestamente da tempo oramai non sappiamo dire chi tra le tre sia la più seria (o la meno ciarlatana)! Morale, mani molto pese stanno vendendo Tbond in dollari sulle lunghe scadenze: il rendimento dei tbond è arrivato a sfiorare il 3.50% e il dollaro è scivolato in area 1.40 contro euro. Che siano i cinesi, gli indiani o i russi? Non lo sappiamo! La vera cosa che ci sorprende è perché proprio ora si mette sotto tiro il rating inglese (notoriamente il 51 stato americano di stanza in Europa) e non quello della vera madrepatria di queste politiche che per altro presenta numeri peggiori. Onestamente pensavamo che il potenziale downgrading o anche solo la sua preventivazione e anche solo partendo dalla periferia (l’Inghilterra appunto) avvenisse molto più tardi, a crisi in via di risoluzione e non nel bel mezzo. A nostro avviso questo notizia ha una sola spiegazione: è ufficialmente partita la corsa all’inflazione. L’insostenibilità del debito pubblico accumulato e la sua totale manifesta inutilità generale, unita all’improduttività di questo aumento (non si è trattato, se non marginalmente, di aumenti per infrastrutture o investimenti, ma semplicemente di rilevazione di debiti privati di una piccola elite di banditi finanziari e successivo scarico sulle tasche di tutti) ha di nuovo messo alle corde i grandi burattinai. Ora si invoca a grandi mani l’inflazione (veder focus di febbraio) come grande risolutore finale; l’unica in grado di ridurre magicamente il peso dei debiti e costringere la gente ad aumentare i consumi per anticipare gli aumenti di prezzi. Ora i grandi debitori hanno il fiato corto, cortissimo. Quando vince la disperazione si è disposti a tutto. Lo testimoniano i kamikaze giapponesi (partiti ad ottobre del ’44 a guerra oramai persa e le famose armi segrete di Hitler, al più, sogni disastrosi e mortali del tramonto ineluttabile e prossimo). Questa ultima “arma segreta” (neanche tanto) e soprattutto l’averla giocata così presto non ci fa presagire niente di buono. Passata la bufala delle trimestrali fasulle e il sussulto bosrsistico dell’ultimo mese la realtà richiama a futuri molto meno rosei di quello che ci volevano far credere. In questa logica, tornano come colombi viaggiatori fedelissimi le dichiarazioni settimanali di kenneth Rogoff (economista capo del Fondo Monetario Internazionale), quelle di Gregory Mankiw (ex consigliere di Bush) e di Bill Gross (capo del più grande fondo obbligazionario del mondo, Pimco) tutte volte a “sponsorizzare” l’inflazione e i suoi segnali premonitori e il suo potere benefico. Temiamo che la realtà sia vestita di nero. La situazione era e continua ad essere insostenibile. L’inflazione evocata non porterà benessere e un nuovo Eldorado, come i kamikaze e le armi segrete non hanno cambiato le sorti della guerra, ma porterà solo stagflazione, cioè miseria e incancrimento dei mali economici.
Temo che ci avviciniamo al canto del cigno di questa classe dirigente incapace e delirante. L’unica speranza flebile e vuota è che si rifaccia la 180 del 1978 (legge Basevi) e tutti stì pazzi li si rimetta dentro legati stretti.
L’altra nota saliente è una dichiarazione del nostro Tremonti (oramai quasi controcorrente e quindi affidabile). Ci informa che ad ottobre si è rischiata la catastrofe. Chi ci segue sa che non c’erano molti dubbi in merito. Il punto è che questa comunicazione da una fonte autorevole ci informa che non solo ci hanno raccontato bugie per convincerci a lasciare i nostri risparmietti in azioni a farseli massacrare ma soprattutto che la catastrofe non è un nostro personale incubo (che ci ha attirato anche qualche critica) ma un rischio possibile se non addirittura probabile. Vi riporto per dovere di cronaca le parole precise del Ministro: “In quel mese (ottobre 2008), ha aggiunto il ministro, «abbiamo visto da vicino gli effetti dell'apocalisse finanziaria, gli effetti di una guerra senza averla combattuta». Il rischio, ha concluso, è stato quello «della bancarotta dell'Occidente».
Ora che la dichiarazione si innestai sicuramente in un quadro di elezioni e sia stata fatta per dimostrare quanto sono stati bravi a evitarla, non ci sono molto dubbi, ma resta il “sentiment” che Tremonti abbia detto il vero. Il problema non è quanto siano stati bravi a evitarla, è che chi c’è la fatta evitare sono gli stessi che l’hanno creata e soprattutto che la cura messa in atto ci porterà ad una catastrofe diversa e per certi versi peggiore.
AZIONI
Siamo arrivati ad uno spartiacque. Poniamo questo spartiacque a livello di S&P 500 pari a 875. Se le borse entro questa o al massimo la prossima settimana rompono questo supporto al ribasso allora si apre probabilmente lo storno borsistico. Se invece le borse riescono a galleggiare nel canale e rompere 930 allora si aprono spazi per l’ultima gamba rialzista del rimbalzo, fino a quota 1000 - 1050 . Oramai il tempo per percorrere quest’ultimo micro rimbalzo si va esaurendo in quanto le seconde trimestrali (e relative previsioni) irromperanno pesantemente abolendo ogni possibile ottimismo. Onestamente per una volta (ci succede raramente) non ci sbilanciamo in previsioni. L’incertezza è veramente totale. Cosa certa è che a scanso di cattive sorprese sarebbe logico iniziare già da ora ad alleggerire le posizioni azionarie in quanto le possibilità di rimbalzo e la sua entità non ci sembrano giustificare i rischi. Personalmente apriremo posizioni short solo quando il mercato ci fornirà segnali inequivocabili di ribasso (che ancora non ci sono), cioè dopo la rottura di quota 875.
Previsioni di breve: laterale
Previsioni di lungo: fortemente ribassista
OBBLIGAZIONI
Previsioni centrate in pieno. L’auspicio propagandato come panacea economica dell’imminenza dell’arrivo dell’inflazione sta facendo i suoi effetti spingendo al rialzo le lunghe scadenze sia in euro che (soprattutto) in dollari. Purtroppo per innescare bombe inflazionistiche e relative attese basta poco. Qualche dichiarazione folle di qualche istituzionale importante (segnali di perdita di AAA, auspici di inflazione) e un indebolimento del dollaro (che è una misura inflativa) che in un mercato speculativo e isterico come questo immediatamente ci si risponda a tono. La realtà è che tutta questa attenzione sull’inflazione ci pare eccessivamente prematura. La deflazione aveva appena cominciato a fare i suoi benefici effetti (domandatelo alle imprese che hanno evitato di licenziare e salvato i margini nonostante il calo di fatturato solo per la riduzione dei costi delle materie prime) che già la si cerca di uccidere. Un infanticidio! Molto deleterio. Purtroppo sulle materie prime si iniziano già a vedere le ripercussioni inflazionistiche e questo, unito alla crisi peggiorerà drasticamente le cose. E’ come interrompere una cura di antibiotici prima del dovuto. Assolutamente controproducente.
Quindi, o tutta questa fretta è perché qualcuno si rende conto di essere alla fine, e quindi è l’ultima “arma segreta” da giocare contro il prossimo crollo dell’economia reale (e allora il quadro è grave) come detto nel focus o questa marea di folli patentati cerca di uccidere una deflazione in rafforzamento che vedono come peste. Solo i prossimi dati resi pubblici permetteranno a noi piccoli risparmiatori sapere dove sta la verità. In ogni caso l’operazione mediatica dell’accettazione dell’inflazione, neanche come minore dei mali ma addirittura come cura di ogni cosa è iniziata. Inflazione e tassi nominali a zero vogliono dire tassi reali negativi. Cioè massacro per i creditori e feste alcoliche per i grandi debitori. Staremo con le orecchie apertissime e vi terremo informati
Comunque gli scenari sono i seguenti:
Scenario di breve governativi euro: laterale rialzista
Scenario di medio governativi euro: ribassista sui tassi
Scenario di lungo governativi euro: rialzista sui tassi
Scenario di breve governativi USA: laterale rialzista
Scenario di medio governativi USA: laterale rialzista
Scenario di lungo governativi USA: rialzista sui tassi
Scenario di breve corporate: laterale
Scenario di medio corporate: ribassista sui tassi
Scenario di lungo corporate: rialzista sui tassi
COMMODITIES
Anche qui previsioni azzeccate. Tutte le commodities sulla spinta delle voci inflative hanno reagito con corposi rialzi. Bene i preziosi, con oro a +2.7% e argento a +4.9% (sono i migliori in caso di inflazione mista a stagnazione). Gli industriali salgono sulla spinta delle scorte cinesi con rame a +4% (+49% da inizio anno) e petrolio a +8% (+38). Questi ultimi due incrementi ci informano che l’ottimismo non è ancora del tutto scemato. L’indice CRB sale del 3.3%. Unica nota stonata il gas naturale che perde in settimana il -14%. La cosa avviene senza particolari notizie in merito. Sul gas esiste una crisi di sovrapproduzione ben nota e la domanda langue, ma proseguono le chiusure di impianti e ben presto ci aspettiamo un rimbalzo corposo coerentemente con gli altri energetici e con la carenza che si verificherà non appena si riattiverà un poco la domanda e/o l’inflazione. Con il nostro personalissimo portafoglio abbiamo provveduto a vendere metà dell’etf naturl gas all’inizio della settimana scorsa con un guadagno del 25% sull’acquisto e a ricomprarne per la stessa cifra oggi a 0.466 portando ora il prezzo medio di acquisto a 0.48 circa.
Non si esclude una piccola correzione dei valori in settimana visti i corposi rincari messi in atto nella precedente. I trend comunque rimangono rialzisti:
Previsioni Oro di breve: laterale rialzista
Previsioni Oro di lungo: fortemente rialzista
Previsioni CRB di breve: laterale rialzista
Previsioni CRB di lungo: ribassista
VALUTE
Anche qui come da previsioni di ultima nota il dollaro ha raggiunto circa 1.40 contro euro, confermando l’innaugurazione di una politica fortemente inflazionistica del governo Obama. Il dollar index perde circa il 4% e finisce in zona 80. Ha praticamente perso contro tutte le valute (in particolare con quelle commodities dove porta a casa mediamente un -6%). Stabile contro yen (-0.50%) altro grande malato intorno a 1.32 contro euro. In settimana il dollaro è previsto in leggero recupero, ma sempre dentro il canale 1.38 – 1.42, ma la sua svalutazione è destinata a continuare nel tempo.
PORTAFOGLI
Low : +1.57% da inizio anno e +8.55% da inizio 2008
High: + 2.26% da inizio anno e +16.82% da inizio 2008
I portafogli con cambiamenti effettuati, performance, composizione e analisi sono sul blog: http://financialmarketanalisys.blogspot.com/
Nessun investimento sulla falsariga dei portafogli tipo da noi pubblicati dovrebbe essere clonato senza averne prima valutato struttura e rischio e potenziale rendimento. Trattasi di portafogli di natura informativa e generici, non intendono assolutamente porsi quali sollecitazione all’investimento e men che meno consulenza personalizzata.
Chi scrive queste news può, col suo portafoglio personale detenere investimenti nei titoli utilizzati per i portafogli generici.
Un cordiale saluto
Claudio Bonilauri
lunedì 11 maggio 2009
NOTA n. 26 del 10.05.2009
NOTA SUI MERCATI N° 26
Data: 10/05/2009
Gentili investitori e cari amici,
IL FOCUS
La settimana è stata dominata dai risultati degli stress test sulle 19 banche americane. Come più volte affermato crediamo molto poco alla validità tecnica di questi test (che più che uno scenario disastroso sembrano testare uno scenario normale) e la riteniamo ne più e ne meno una operazione mediatica per iniettare fiducia sui mercati.
Non è un mistero che guardando nelle trimestrali delle banche (sulla cui validità contabile manteniamo seri dubbi) gli utili dichiarati derivino principalmente dalle operazioni di trading. Sembra che le autorità appurata l’impossibilità pubblica di erogare altri finanziamenti (le tasche sono vuotissime), abbiano deciso di rimettere il pagamento del pattume finanziario al mercato. Questo rimbalzo da 35% – 40% in 9 settimane sembra, anche alla luce delle esperienze passate troppo veloce e repentino! La crisi non è passata. Fannie Mae ( che non fa trading) ha annunciato una perdita nel primo trimestre di -23 MLD di dollari (-77 ML in 9 mesi). Idem Toyota che è passata dal miglior bilancio di sempre alla peggiore trimestrale di sempre.
Il mercato sembra aver abboccato e il premio per il rischio sul mercato si sta abassando. Ha voluto vedere il bicchiere mezzo pieno e interpretare dati macro, pessimi ma migliori delle attese, come linfa per sostenere il rialzo. Morale il Vix è ai livelli minimi dal fallimento di Lehman (31) e gli spread sui titoli sovrani dei paesi periferici dell’Europa rispetto ai Bund si sta comprimendo. La realtà rimane invece tesissima. Alle banche USA soggette a stress test servono almeno oltre 70 MLD di dollari e la disoccupazione è aumentata per il 16 mese consecutivo arrivando a quota 8.9% con un incremento da inzio crisi di quasi 6 milioni di disoccupati.
La settimana ha anche visto l’ingresso in sordina della BCE nei grandi stampatori di moneta, partendo con una cifra a prima vista modesta (60 MLD di euro) ma con possibilità di concedere pronti contro termine fino a 12 mesi dietro presentazione di covered bond (e qui si annida la possibilità di iniettare moneta in quantità incredibili). Non ha escluso l’acquisto diretto di obbligazioni statali. Chi ci segue sa che per noi tutto era già scritto da un pezzo. Non ci ha stupito. Anzi la avevamo abbondantemente prevista. A nostro avviso sono numeri da disastro economico e il rafforzamento di misure “non convenzionali” è bel lungi da farci ritenere passato il peggio.
AZIONI
Eccoci a poma. Fin da quando avevamo teorizzato il rimbalzo avevamo identificato la prima zona di arrivo intorno a 950 – 930 dello S&P 500. A venerdì eravamo a 929. In questa area l’indice va ad impattare con la media mobile a 200 giorni (che costituisce una potente resistenza dinamica con tanti venditori appostati in attesa) e rappresenta anche il traguardo del rimbalzo di inizio marzo. Il Nasdaq 100 ha provato a forzarla ed è stato ricacciato sotto questa soglia. Il DJ è in prossimità come lo S&P500. Riteniamo quindi molto probabile che presto inizi una correzione. Intendiamoci, storicamente i rimbalzi dopo periodi di impervenduto arrivano mediamente a quota 50% del recupero del terreno perso (e quindi dovrebbero arrivare in zona 1050 -1100 dello S&P500) e quindi riteniamo la correzione che arriverà non come segnale di fine del rimbalzo. Il rimbalzo finirà definitivamente in zona 1100. Inoltre il rialzo dei tassi sui Tbond americani sembra far pensare a liquidazioni di posizioni di sicurezza e fornire nuova liquidità ai mercati azionari. Il ribasso congiunto del dollaro però ci fa anche suggerire che ci siano mani grosse estere che stanno vendendo titoli del tesoro usa. Magari i cinesi? Non lo sappiamo. Certo questi ultimi non devono vivere molto tranquilli nel momento in cui hanno un trilione di riserve in titoli di stato americani in dollari e si vedono il prezzo al minimo da novembre e il dollaro al minimo da due mesi. Potrebbe essere iniziata la lente e progressiva fuga dal dollaro e dal Tbond.
Mentre il rintracciamento fino al 33% del terreno perso circa è discretamente certo, stabilire se questo possa arrivare fino al 50% è cosa abbastanza ardua. Entriamo in quella zona rossa di incertezza che ci suggerisce, per chi non ami il rischio di iniziare a realizzare i bei recuperi messi a segno. Come ricordato, grazie alla potente operazione di persuasione messa in atto dai governi e alla incredibile liquidità fornita al sistema, riteniamo possibile il raggiungimento di quota 1.100 per lo S&P500 non prima però di aver corretto dopo 9 settimane consecutive di rialzi e alleggerito gli indici tutti in ipercoprato! Da quel livello dovrebbe riprendere il canale discendente evidenziato fino a tutto febbraio.
Previsioni di breve: laterale
Previsioni di lungo: fortemente ribassista
OBBLIGAZIONI
Anche qui previsioni azzeccate. La politica di espansione monetaria della BCE è stata improntata alla prudenza come avevamo suggerito essere probabile.
Sul mercato quindi prevale una ritornata voglia di rischio che comprime gli spread (quelli sul decennale italiano rispetto al bund tedesco sono passati da un max di 170 circa ad un minimo di 89!) sia dei governativi più deboli (Spagna, Italia, Grecia e Irlanda) che dei corporate bond che degli emergenti.
Restano le tensioni sulla parte lunga della curva dei tassi.
Molto dipende dalla correzione di borsa. Il livello dei TBond è al minimo da novembre e in prossimità di forti supporti. Se la correzione di borsa arriva in questa settimana o in quella dopo, probabile un piccolo rimbalzo delle quotazioni, ottimo per alleggerire e portare a casa i lauti guadagni, oppure in caso di ulteriore proseguo del rimbalzo, i tassi saranno ancora in modesta crescita
Le previsioni sono le seguenti:
Scenario di breve governativi euro: laterale rialzista
Scenario di medio governativi euro: ribassista sui tassi
Scenario di lungo governativi euro: rialzista sui tassi
Scenario di breve governativi USA: laterale rialzista
Scenario di medio governativi USA: laterale rialzista
Scenario di lungo governativi USA: rialzista sui tassi
Scenario di breve corporate: laterale
Scenario di medio corporate: ribassista sui tassi
Scenario di lungo corporate: rialzista sui tassi
COMMODITIES
Ottima la scelta di prendere posizione sul gas naturale pubblicata sul blog nella giornata di lunedì mattina. Il gas naturale ha messo a segno un bel +22 (+19% sull’etf in quanto risente della piccola perdita sul cambio). Riteniamo abbia ancora possibilità di rivalutarsi essendo a -23% da inizio anno e in deciso ritardo sui rialzi messi a segno dalle altre commodities. In rialzo oro, petrolio (+10%), argento (+12%) . l’indice generale CRB ha segnato un bel +6% settimanale. Le politiche di inflazionamento messe in atto dalle maggiori banche iniziano a dare i loro amari frutti. Non riteniamo comunque sostenibile nel medio periodo questo rialzo, nemico giurato di una congiuntura economica tutt’altro che rosea. Anzi, questi rialzi mineranno sul nascere quella lieve stabilizzazione dei pessimi indici macro a cui si era assistito in questi due mesi. La pulizia della crisi richiederebbe forte deflazione sui costi di produzione. La cosa è avvenuta, e anche per queste materie prime si può parlare solo di rintracciamento.
Le previsioni sono le seguenti:
Previsioni Oro di breve: laterale rialzista
Previsioni Oro di lungo: fortemente rialzista
Previsioni CRB di breve: laterale rialzista
Previsioni CRB di lungo: ribassista
VALUTE
Il dollar index perde il 2.4% a 82.5 e perde contro tutte le principali valute (eccetto lo yen) soprattutto verso le valute commodities. Come previsto nella nota 25 ha rotto il canale 1.28 – 1.33 scendendo sotto la media mobile a 200 gg. A questo punto ce lo aspettiamo in area 1.35 – 1.40. Nel momento in cui però, materie prime e borse inizieranno a correggere il dollaro dovrebbe rirafforzarsi verso euro. Previsto dollaro e yen deboli nella settimana.
DATI MACRO ENTRANTI
Lunedì discorso di Bernanke, nel quale muoverà la borsa a seconda dei toni che userà e delle posizioni di trading delle banche usa
Martedì i dati sui deficit della bilancia commerciale e quello statale USA; indice dei prezzi al consumo tedeschi;
Mercoledì vendite al dettagli USA (previste in miglioramento)
Giovedì indice dei prezzi alla produzione atteso in negativo
Venerdì indice dei prezzi al consumo atteso ancora stabile o in diminuzione. Indice dei prezzi al consumo area euro e PIL trimestrale. Molta attenzione ai dati sui prezzi! Se solo dovessero intravedersi i primi segni di inflazione (che noi riteniamo prematuri però) ci sarebbero repentini cambiamenti.
PORTAFOGLI
Molto bene entrambi. Hanno beneficiato. A fine settimana probabilmente prevediamo di uscire completamente dall’azionario, parcheggiando la liquidità nell’etf Lyxor Euro Cash pronti poi a rientrare dopo la correzione attesa. Iniziamo ad essere con le orecchie tese!
Low : +1.66% da inizio anno e +8.64% da inizio 2008
High: + 2.62% da inizio anno e +17.18% da inizio 2008
I portafogli con cambiamenti effettuati, performance, composizione e analisi sono sul blog: http://financialmarketanalisys.blogspot.com/
Nessun investimento sulla falsariga dei portafogli tipo da noi pubblicati dovrebbe essere clonato senza averne prima valutato struttura e rischio e potenziale rendimento. Trattasi di portafogli di natura informativa e generici, non intendono assolutamente porsi quali sollecitazione all’investimento e men che meno consulenza personalizzata.
Chi scrive queste news può, col suo portafoglio personale detenere investimenti nei titoli utilizzati per i portafogli generici.
Un cordiale saluto
Claudio Bonilauri
Data: 10/05/2009
Gentili investitori e cari amici,
IL FOCUS
La settimana è stata dominata dai risultati degli stress test sulle 19 banche americane. Come più volte affermato crediamo molto poco alla validità tecnica di questi test (che più che uno scenario disastroso sembrano testare uno scenario normale) e la riteniamo ne più e ne meno una operazione mediatica per iniettare fiducia sui mercati.
Non è un mistero che guardando nelle trimestrali delle banche (sulla cui validità contabile manteniamo seri dubbi) gli utili dichiarati derivino principalmente dalle operazioni di trading. Sembra che le autorità appurata l’impossibilità pubblica di erogare altri finanziamenti (le tasche sono vuotissime), abbiano deciso di rimettere il pagamento del pattume finanziario al mercato. Questo rimbalzo da 35% – 40% in 9 settimane sembra, anche alla luce delle esperienze passate troppo veloce e repentino! La crisi non è passata. Fannie Mae ( che non fa trading) ha annunciato una perdita nel primo trimestre di -23 MLD di dollari (-77 ML in 9 mesi). Idem Toyota che è passata dal miglior bilancio di sempre alla peggiore trimestrale di sempre.
Il mercato sembra aver abboccato e il premio per il rischio sul mercato si sta abassando. Ha voluto vedere il bicchiere mezzo pieno e interpretare dati macro, pessimi ma migliori delle attese, come linfa per sostenere il rialzo. Morale il Vix è ai livelli minimi dal fallimento di Lehman (31) e gli spread sui titoli sovrani dei paesi periferici dell’Europa rispetto ai Bund si sta comprimendo. La realtà rimane invece tesissima. Alle banche USA soggette a stress test servono almeno oltre 70 MLD di dollari e la disoccupazione è aumentata per il 16 mese consecutivo arrivando a quota 8.9% con un incremento da inzio crisi di quasi 6 milioni di disoccupati.
La settimana ha anche visto l’ingresso in sordina della BCE nei grandi stampatori di moneta, partendo con una cifra a prima vista modesta (60 MLD di euro) ma con possibilità di concedere pronti contro termine fino a 12 mesi dietro presentazione di covered bond (e qui si annida la possibilità di iniettare moneta in quantità incredibili). Non ha escluso l’acquisto diretto di obbligazioni statali. Chi ci segue sa che per noi tutto era già scritto da un pezzo. Non ci ha stupito. Anzi la avevamo abbondantemente prevista. A nostro avviso sono numeri da disastro economico e il rafforzamento di misure “non convenzionali” è bel lungi da farci ritenere passato il peggio.
AZIONI
Eccoci a poma. Fin da quando avevamo teorizzato il rimbalzo avevamo identificato la prima zona di arrivo intorno a 950 – 930 dello S&P 500. A venerdì eravamo a 929. In questa area l’indice va ad impattare con la media mobile a 200 giorni (che costituisce una potente resistenza dinamica con tanti venditori appostati in attesa) e rappresenta anche il traguardo del rimbalzo di inizio marzo. Il Nasdaq 100 ha provato a forzarla ed è stato ricacciato sotto questa soglia. Il DJ è in prossimità come lo S&P500. Riteniamo quindi molto probabile che presto inizi una correzione. Intendiamoci, storicamente i rimbalzi dopo periodi di impervenduto arrivano mediamente a quota 50% del recupero del terreno perso (e quindi dovrebbero arrivare in zona 1050 -1100 dello S&P500) e quindi riteniamo la correzione che arriverà non come segnale di fine del rimbalzo. Il rimbalzo finirà definitivamente in zona 1100. Inoltre il rialzo dei tassi sui Tbond americani sembra far pensare a liquidazioni di posizioni di sicurezza e fornire nuova liquidità ai mercati azionari. Il ribasso congiunto del dollaro però ci fa anche suggerire che ci siano mani grosse estere che stanno vendendo titoli del tesoro usa. Magari i cinesi? Non lo sappiamo. Certo questi ultimi non devono vivere molto tranquilli nel momento in cui hanno un trilione di riserve in titoli di stato americani in dollari e si vedono il prezzo al minimo da novembre e il dollaro al minimo da due mesi. Potrebbe essere iniziata la lente e progressiva fuga dal dollaro e dal Tbond.
Mentre il rintracciamento fino al 33% del terreno perso circa è discretamente certo, stabilire se questo possa arrivare fino al 50% è cosa abbastanza ardua. Entriamo in quella zona rossa di incertezza che ci suggerisce, per chi non ami il rischio di iniziare a realizzare i bei recuperi messi a segno. Come ricordato, grazie alla potente operazione di persuasione messa in atto dai governi e alla incredibile liquidità fornita al sistema, riteniamo possibile il raggiungimento di quota 1.100 per lo S&P500 non prima però di aver corretto dopo 9 settimane consecutive di rialzi e alleggerito gli indici tutti in ipercoprato! Da quel livello dovrebbe riprendere il canale discendente evidenziato fino a tutto febbraio.
Previsioni di breve: laterale
Previsioni di lungo: fortemente ribassista
OBBLIGAZIONI
Anche qui previsioni azzeccate. La politica di espansione monetaria della BCE è stata improntata alla prudenza come avevamo suggerito essere probabile.
Sul mercato quindi prevale una ritornata voglia di rischio che comprime gli spread (quelli sul decennale italiano rispetto al bund tedesco sono passati da un max di 170 circa ad un minimo di 89!) sia dei governativi più deboli (Spagna, Italia, Grecia e Irlanda) che dei corporate bond che degli emergenti.
Restano le tensioni sulla parte lunga della curva dei tassi.
Molto dipende dalla correzione di borsa. Il livello dei TBond è al minimo da novembre e in prossimità di forti supporti. Se la correzione di borsa arriva in questa settimana o in quella dopo, probabile un piccolo rimbalzo delle quotazioni, ottimo per alleggerire e portare a casa i lauti guadagni, oppure in caso di ulteriore proseguo del rimbalzo, i tassi saranno ancora in modesta crescita
Le previsioni sono le seguenti:
Scenario di breve governativi euro: laterale rialzista
Scenario di medio governativi euro: ribassista sui tassi
Scenario di lungo governativi euro: rialzista sui tassi
Scenario di breve governativi USA: laterale rialzista
Scenario di medio governativi USA: laterale rialzista
Scenario di lungo governativi USA: rialzista sui tassi
Scenario di breve corporate: laterale
Scenario di medio corporate: ribassista sui tassi
Scenario di lungo corporate: rialzista sui tassi
COMMODITIES
Ottima la scelta di prendere posizione sul gas naturale pubblicata sul blog nella giornata di lunedì mattina. Il gas naturale ha messo a segno un bel +22 (+19% sull’etf in quanto risente della piccola perdita sul cambio). Riteniamo abbia ancora possibilità di rivalutarsi essendo a -23% da inizio anno e in deciso ritardo sui rialzi messi a segno dalle altre commodities. In rialzo oro, petrolio (+10%), argento (+12%) . l’indice generale CRB ha segnato un bel +6% settimanale. Le politiche di inflazionamento messe in atto dalle maggiori banche iniziano a dare i loro amari frutti. Non riteniamo comunque sostenibile nel medio periodo questo rialzo, nemico giurato di una congiuntura economica tutt’altro che rosea. Anzi, questi rialzi mineranno sul nascere quella lieve stabilizzazione dei pessimi indici macro a cui si era assistito in questi due mesi. La pulizia della crisi richiederebbe forte deflazione sui costi di produzione. La cosa è avvenuta, e anche per queste materie prime si può parlare solo di rintracciamento.
Le previsioni sono le seguenti:
Previsioni Oro di breve: laterale rialzista
Previsioni Oro di lungo: fortemente rialzista
Previsioni CRB di breve: laterale rialzista
Previsioni CRB di lungo: ribassista
VALUTE
Il dollar index perde il 2.4% a 82.5 e perde contro tutte le principali valute (eccetto lo yen) soprattutto verso le valute commodities. Come previsto nella nota 25 ha rotto il canale 1.28 – 1.33 scendendo sotto la media mobile a 200 gg. A questo punto ce lo aspettiamo in area 1.35 – 1.40. Nel momento in cui però, materie prime e borse inizieranno a correggere il dollaro dovrebbe rirafforzarsi verso euro. Previsto dollaro e yen deboli nella settimana.
DATI MACRO ENTRANTI
Lunedì discorso di Bernanke, nel quale muoverà la borsa a seconda dei toni che userà e delle posizioni di trading delle banche usa
Martedì i dati sui deficit della bilancia commerciale e quello statale USA; indice dei prezzi al consumo tedeschi;
Mercoledì vendite al dettagli USA (previste in miglioramento)
Giovedì indice dei prezzi alla produzione atteso in negativo
Venerdì indice dei prezzi al consumo atteso ancora stabile o in diminuzione. Indice dei prezzi al consumo area euro e PIL trimestrale. Molta attenzione ai dati sui prezzi! Se solo dovessero intravedersi i primi segni di inflazione (che noi riteniamo prematuri però) ci sarebbero repentini cambiamenti.
PORTAFOGLI
Molto bene entrambi. Hanno beneficiato. A fine settimana probabilmente prevediamo di uscire completamente dall’azionario, parcheggiando la liquidità nell’etf Lyxor Euro Cash pronti poi a rientrare dopo la correzione attesa. Iniziamo ad essere con le orecchie tese!
Low : +1.66% da inizio anno e +8.64% da inizio 2008
High: + 2.62% da inizio anno e +17.18% da inizio 2008
I portafogli con cambiamenti effettuati, performance, composizione e analisi sono sul blog: http://financialmarketanalisys.blogspot.com/
Nessun investimento sulla falsariga dei portafogli tipo da noi pubblicati dovrebbe essere clonato senza averne prima valutato struttura e rischio e potenziale rendimento. Trattasi di portafogli di natura informativa e generici, non intendono assolutamente porsi quali sollecitazione all’investimento e men che meno consulenza personalizzata.
Chi scrive queste news può, col suo portafoglio personale detenere investimenti nei titoli utilizzati per i portafogli generici.
Un cordiale saluto
Claudio Bonilauri
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