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mercoledì 11 febbraio 2009

AVVISO

Cari amici, viste le numerose mail pervenute precisiamo che gli aggiornamenti sul portafoglio usciranno domenica sera come d'abitudine con relativo commento e analisi performance.
Sempre domenica sera uscirà la nuova nota sui mercati
un saluto a tutti
Claudio

trading Fiat

come annunciato nella nota 17 di fine gennaio, col nostro personalissimo portafoglio siamo entrati in Fiat a 3.53 e abbiamo venduto a 4.65 con un guadagno del 30.50% circa. Di questi tempi non è male.
un saluto
Claudio

domenica 1 febbraio 2009

portafoglio low volatility del 31/01/2009 (click su immagine per ingrandire)

portafoglio high volatility del 31/1/09 (click su immagine per ingrandire)

NOTA SUI MERCATI N° 17 del 01/02/2009

Per scaricarla in PDF cliccare:

Gentili investitori e cari amici,


LE NEWS

15 giorni da dimenticare. Le trimestrali e le news uscite avrebbero affondato la Bismark senza neanche l’epico inseguimento.
Finalmente qualche “pezzo da novanta” inizia ad uscire dal coro e a dire che la crisi sarà “lunga e grave” (BCE). Dietro questi numeri nemmeno i mentitori più grossi, i venditori interessati di speranza riescono più ad essere ottimisti e sanno di non poter più millantare credito. Non preoccupatevi al primo mini rimbalzino di borsa li rivedremo col sorriso patinato a 5.000 denti ripetere le stesse bugie! Sarebbe a nostro avviso buon giornalismo allegare alle dichiarazioni effettuate, copia autenticata del loro dossier titoli (per vedere se quello che dicono corrisponde al vero o se predicano “male” e razzolano “bene”…)
L’Euristat ci avvisa che nel 2009 il calo del PIL europeo sarà di circa il 2% (l’Italia ovviamente è data peggiore (-2.1%) con debito / PIL sopra il 110%)
Royal Bank of Scotland (RBS) la combina grossa: -28 Miliardi di sterline di perdita. Il rosso maggiore mai visto in GB.
Gordon Brown (premier inglese) si “arrabbia” subito dopo aver portato la partecipazione in RBS dal 58% al 70% (iniettando altra moneta) e salvandola da sicuro default. Parla di decisioni “irresponsabili” prese dalle banche mondiali. Forse si accorge che i soldi stanno finendo!
In Giappone calo record della produzione industriale del -8.5% in dicembre (la contrazione più grande mensile mai registrata)
Gli ordinativi in Italia calano del -26.2% (ribasso maggiore dal 1991), l’export cala del -13.3% (dato peggiore dal 1997)
Le richieste di sussidi alla disoccupazione USA, sono ai massimi storici. Mai così alti negli ultimi 26 anni!
Gli Usa sperimentano un calo del Pil nell’ultimo trimestre più grosso in percentuale da 27 anni. Obama dice: “crisi sempre più profonda” e “famiglie in seria difficoltà”
Gli aiuti Usa all’economia hanno raggiunto la ragguardevole cifra di 4.6 Trilioni di dollari (a valori attuali, più dell’intero costo della seconda guerra mondiale e più del piano Marshall).
In Europa gli aiuti sono minori (si fa per dire…). Tra soldini stanziati e garanzie prestate alle banche si sfiorano i 2 Trilioni (mila miliardi) di euro. Ovviamente la Germania è la più generosa (rispetto al Pil è la Spagna con un bel 3.5%). Ultima, come sempre di questi tempi, l’Italia (0,2% del Pil). Non abbiamo un soldo e siamo già oberati dai debiti! Tremonti si trincee dietro le belle parole dei teorici del libero mercato (oramai carta straccia per tutti). La realtà è che mentre tutti aprono i cordoni della borsa, la sua è vuota da quel pezzo! Rivendica Bond Europei ma in tempi del si salvi chi può gli altri (con le loro tasche mezze vuote) fanno orecchie da mercanti…
Nokia: -60% su utili ultimo trimestre. Fatturato in calo del 20%
B.T.: utile a 17 Milioni di sterline (contro i 200 milioni medi dei trimestri precedenti)
Sony: per la prima volta in 14 anni, perdita di 1.25 Miliardi di euro e -16.000 dipendenti.
Microsoft: -5.000 dipendenti
Google: utili in calo per la prima volta nella sua breve e splendida storia. (almeno qui parliamo di utili!!!)
Samsung electronics in rosso per la prima volta!
Si potrebbe continuare, ma ci sembrano sufficienti…
Fiat: Fiat è una delle poche aziende automobilistiche con i conti a posto (anche se “brucia” liquidità a livelli altissimi e aumenta l’indebitamento) e ha il management migliore del settore. Sarebbero due requisiti che in periodi normali da soli varrebbero una bella tenuta del titolo azionario. In più si trovano gratis la Chrysler al 35% con opzione (sempre gratis) di superare la maggioranza assoluta. Meglio forniranno la tecnologia Fiat valutata sui 3.5 Miliardi di euro (quasi più della capitalizzazione in borsa di Fiat stessa). Resta il fatto che a Fiat non gli costa niente (è gratis!) ed ora può accedere alla rete di vendita USA per “rifilargli” la 500 e le Alfa. Inoltre in questo modo accede a circa 4 miliardi di dollari già promessi da Obama.. Come più volte ricordato, oggi quello che conta è l’appoggio politico. La Fiat paga (come le banche italiane) la crisi Paese. Qui da noi non ci sono soldi da dargli (al contrario di quello che succede nel resto del mondo). E per averli si usa il sempre vecchio e sano ricatto. Alla fine anche noi dovremo aprire le tasche e toglierci gli ultimi spiccioli.
Morale il titolo ha quotato intorno ai 3.40 euro per azione (molto meno del minimo storico del 2002 , pre fallimento!). Con molta prudenza (5%), come consigliato nel portafoglio speculativo, abbiamo iniziato ad accumularla a 3.52 euro per azione. E’ un azzardo, ma ci sentiamo di prenderlo. Stop loss a 3,00 euro (-15%), vendita a 4.50 euro

IL FOCUS
Oggi ci occupiamo di un tema più volte sfiorato: la deflazione.
Tecnicamente la deflazione è un fenomeno semplice e banale. Si tratta della riduzione generalizzata dei prezzi. Il contrario della tanto sperimentata (e oggi quasi amata e agognata) inflazione. Rappresenta anche uno dei più grossi spauracchi dei poteri sovrani. Da un punto di vista matematico il fatto che una variabile possa assumere valori positivi e negativi non spaventa, anzi spesso, è il suo naturale “spazio vitale”. Ad oggi la natura sembra fornire diversi esempi, anche esotici e “strani” di inversione di segno. Si parla di antiparticelle (inversione di segno sulla carica elettrica), di energia negativa, di energia gravitazionale negativa ed altre belle variabili che possono tranquillamente invertire di segno. Proprio così, la gravità negativa, per quello che ne sappiamo ad oggi, sarebbe la causa prima di quel fenomeno che nel “modello standard” viene chiamato “inflazione” (strana coincidenza!) e che determinò nei primi momenti di vita dell’universo uno “stiramento” impressionante dello spazio-tempo. Sostanzialmente è come se la terra, in un tempo di qualche pico secondo (millesimo di miliardesimo di secondo) diventasse vasta come l’intero universo visibile (non vi preoccupate, la costanza della velocità della luce viene salvaguardata!) Bellissimo ma incredibile. La Natura a saperla guardare non smette mai di stupirci e più ci addentriamo più ci propone cose bizzarre e assurde come se fossero la norma.
Solo il tempo (la freccia del tempo) sembra, nostro malgrado non potersi invertire. Anomalia che fa storcere il naso a parecchi. Oggi si inizia a valutare e cercare un tempo negativo, ma alle conoscenze attuale è solo speculazione da fisici teorici.
Se la gravità attira, l’antigravità spinge! Un’inversione di segno di una variabile provoca effetti identici e contrari! Come in uno specchio!
L’inflazione “piace” ai grandi comunicatori di oggi per diversi motivi:
· provoca una naturale e razionale avversione a detenere valori nominali (moneta), in quanto via via che passa il tempo il suo valore in termini reali (quantità di beni reali acquisibili con un certo capitale nominale) cala. Viene prosciugato. E’ nella esperienza quotidiana la tendenza a non tenere 1.000,00 euro sotto il cuscino (forse però oggi qualcuno si pente di non averli tenuti!), conscio che a distanza di qualche tempo, quei 1.000,00 euro “valgono meno” . E’ l’inflazione! Un qualcosa che fa “evaporare” più o meno lentamente il contenuto intrinseco del valore di una moneta. L’inflazione “costringe” i possessori di liquidità (risparmi) a impiegarla, alimentando o il canale della trasmissione del denaro (prestiti) o il canale dell’acquisizione di beni reali (investimenti), nella fattispecie nelle sue tre categorie fondamentali: Azioni, immobili, materie prime. In una parola, costringe i possessori di risparmio a prendersi dei rischi!!! A ben vedere quindi l’inflazione unita a fattori tecno-socio-demografici contribuisce a quel fenomeno plurisecolare di, seppur a strappi anche violenti, crescita costante e perenne dei valori dei beni reali.
· Permette hai debitori di abbattere notevolmente il costo reale dell’indebitamento. Restituire 100.000,00 € fra 30 anni non è come restituirne 100.000,00 oggi! Se oggi con 100.000,00 euro compro 40 mq di casa, sarà molto probabile che fra 30 anni ne comprerò molti meno, magari 5 o 10 (dipende appunto dall’inflazione che sperimenteremo nel trentennio). Ergo l’inflazione piace tantissimo ai grandi debitori (gli stati sovrani). Piace così tanto che a volte si ingozzano e muoiono stritolati dalla stessa inflazione (vedi Repubblica di Weimar, Jugoslavia, Argentina ecc..). Piccola curiosità: L’inflazione ha “ucciso” diversi paesi e diverse democrazie nel corso del tempo e non fa tanta paura (si è convinti di avere le “medicine”), la deflazione non ha mai estinto nessuno (e fa una paura matta!). Bizzarie dell’uomo, si preferisce a volte morte certa che esplorare nuovi orizzonti!
· Permette una “subdola” e poco percepita a livello di masse popolari redistribuzione del reddito dai percettori di compensi fissi (salariati, stipendiati, pensionati) a quelli percettori di compensi variabili (dividendi, rendite, compensi professionali). Cambiare la distribuzione del reddito, fuori da motivazioni etiche, non c’è nulla di male. Effetto più sottile è che cambia la propensione al consumo del sistema in generale. I percettori di redditi variabili normalmente hanno redditi più alti, e quindi una propensione marginale al consumo più bassa. Via via i consumi si contraggono a livello globale, aumentano i consumi di alcuni settori ciclici (lusso) e si innescano le bolle speculative immobiliari. Guarda caso, proprio quella ciclicità che ci avverte quando il sistema sta entrando in crisi.
· A livello aziendale annacqua il costo del personale nei bilanci, rivaluta il magazzino (se non diventa obsoleto, vedi le navi petroliere che aspettano al largo), riduce i debiti in termini reali e tante altre belle cose. In buona sostanza fa un inganno! Permette anche alle imprese marginali (quelli con costi di produzione vicino al prezzo di mercato) di stare sul mercato stesso. Anche questa, a livello di sistema è una aberrazione nell’allocazione efficiente delle risorse. Prima o poi arriva la cambiale (spesso sotto forma di crisi economica)!
· Per ultimo ma non da ultimo, crea un eccesso di consumo e di indebitamento (leva) che depaupera brutalmente i patrimoni “fissi” dell’economia: Ambiente naturale in primis e materie prime (comprese le fonti non rinnovabili).

Ora proviamo ad “invertire” il segno della variabile prezzi e guardare dal di dentro la deflazione:
· Provoca una naturale e razionale preferenza per la detenzione di liquidità, di valori nominali (trappola della liquidità) a tutto danno e scapito dei valori reali (azioni, immobili, materie prime e preziosi), che appunto scendono e alimentano la deflazione. La gente posticipa l’acquisto dei beni di investimento ma anche dei beni di consumo (quanti di voi hanno, giustamente, procrastinato l’acquisto di un televisore al plasma o a LCD??? E avete fatto bene! I prezzi in 3/4 anni si sono abbassati dell’80% e la qualità nel frattempo e migliorata sensibilmente). Sostanzialmente toglie tanti pensieri ai risparmiatori (e forse un po’ di lavoro a gente come noi). Per salvaguardare il proprio futuro, non c’è da valutare nessuna alternativa di investimento. Nulla è meglio (togliendo la speculazione di breve, sempre rischiosissima) di tenere liquidità. I consumi vengono dettati solo dal bisogno (consumi primari). I consumi voluttuari si contraggono. Non stupisce quindi che in questa situazione Mc Donald’s stia battendo sui suoi record storici di prezzo di sempre ed apra nuove sedi in Europa.
· Aggrava la situazione dei grandi debitori. Questi sono costretti a restituire denaro con un “bonus” reale in una situazione dove creare surplus è molto difficile per il ribasso sistemico dei prezzi e dei margini. Non ci stupiamo quindi se gli Stati Uniti (i più grandi debitori del mondo) ne siano letteralmente TERRORIZZATI. Tanto da stampare moneta “a manetta” (in modo scriteriato e temiamo suicida). Altro che Bin Laden!!!! Ennesima bizzaria della storia, anche la deflazione come Bin, è nemico “invisibile”, sfuggente, quasi nebbioso (a noi ricorda i mulini a vento di Don Chisciotte…). Il fatto però che renda i possessori di risparmi molto meno attratti dalle sirene dei richiedenti, implica, dopo un’abbuffata in eccesso, un potente riaggiustamento dell’allocazione del risparmio. Alla lunga è cosa buona e saggia
· Sposta i redditi a favore dei percettori di compensi fissi. Non è un caso che storicamente la “scala mobile” in Italia venne richiesta nel primo dopo guerra dalle associazioni degli imprenditori (possessori di redditi variabili). Si pensava erroneamente che dopo le iperinflazioni da guerra, l’Europa avrebbe sperimentato un lungo periodo di deflazione. Mai previsione fu più sbagliata. Non è nemmeno un caso, che durante la grande depressione USA (e già allora mondiale) del ’29 una delle prime cose che vennero fatte (per la cronaca lo stanno già rifacendo anche ora!) oltre alla normale perdita di posti di lavoro da crisi, fu una riduzione sensibile e costante dei salari e stipendi appunto per combattere lo spostamento reddituale.
· A livello aziendale pone l’efficienza al centro della selezione. Non esistono più meccanismi “magici” per cui le imprese marginali restano sul mercato. Tenere le petroliere al largo in deflazione non paga. Costringe (se vogliono vivere) le aziende a sviluppare tecnologia e ricerca (vedi Giappone che dopo oltre un decennio di deflazione è leader mondiale in questo), a razionalizzare i processi produttivi (Toyota è al vertice) a eliminare gli sprechi e proporre modelli organizzativi alternativi. In buona sostanza la deflazione aumenta la selezione naturale e ci pulisce dalle inefficienze! Non è proprio un effetto deleterio!
· Aiuta a salvaguardare i patrimoni “fissi” dell’uomo! Spinge ricerche alternative e più rispettose dell’ambiente, cioè alla fine abbatte i costi “sociali e naturali” (noi la chiamiamo “deflazione ambientale”) dello sviluppo economico. Quei costi che purtroppo, nonostante qualche goffo tentativo (certificati di CO2), non rientrono nella contabilità aziendale o statale, ma che nel lungo portano le loro bellissime e pesantissime cambiali a tutti!!!
· Permette la riformazione del risparmio e la ricostituzione dei redditi. Chi ha sperimentato i danni dell’inflazione “percepita” della fase euro, si è reso conto che ha subito un sensibile quanto “ignorato” impoverimento. La nostra gente non ha soldini, che piaccia o meno. I redditi in euro rispetto alle vecchi monete, sono in tutta Europa e in particolar modo in Italia dimezzati. La nostra gente è al collasso. E se qualcuno pensava che in fondo fossero problemi di chi il collasso lo sperimenta e si chiudeva nei suoi redditi ora scopre, suo malgrado, che il sistema e collegato. E’ come nel pugilato, i colpi che sortiscono effetto con un piccolo gap di ritardo, sono i più definitivi e pericolosi. Non si crea ricchezza dalla povertà! Questo è un altro “assioma” dell’economia. E’ straordinario. Ci costringe alla socialità (commercio) e alla collaborazione (sistema sociale condiviso anche se conflittuale). Non è un caso, che ora si invocano i soldi statali (quelli di tutti) per saltarci fuori. D’altra parte, 5 anni di follia immobiliare (inflazione immobiliare) e di iperinflazione (lo dicevamo già nelle prime note del gennaio 2008) non potevano che portare ad una “illusione” di ricchezza, fatta di valori nominali gonfiati e fittizi! Come sempre la follia collettiva dell’illusione di ricchezza fa abboccare tante persone (è questa la sua forza). Oggi si riparte da zero, con tanti meno soldi ma qualche certezza in più! La deflazione ridarà potere di risparmio e di consumo ad intere fette di popolazione escluse. Guardate la deflazione sui prodotti energetici: il prezzo della benzina è passato da 1.50 euro circa a 1.10 euro circa (e poi perché ci sono “vischiosità” sul ribasso). Lasciamo pure le petroliere fuori dai porti ad aspettare albe migliori, la realtà è che nelle tasche rimane qualche soldino in più e magari qualche possibilità di risparmio in più! E pensare che qualcuno rema contro tutto questo…

Eccoci al capolinea. Come sempre un’analisi macro approfondita non rileva né mostri né santi! Tutto in economia ha doppia faccia. La deflazione a nostro modesto avviso non è un demone! Forse lo sarà per qualche azienda, ma per il sistema e tante altre aziende è semplicemente evoluzione naturale. Quando cambiamo le condizioni bisogna adattarsi altrimenti anche giganti come i dinosauri sono irrimediabilmente destinati all’estinzione! Ogni estinzione porta morte e sofferenza; ma la fenice cova sotto le ceneri, una nuova stirpe arriva. Sarà migliore, statene certi della precedente (e qualcuno suggerisce che non ci vuole tanto).

Si chiude con alcune considerazioni “storiche”:
· La deflazione dura tantissimo (e non si vede perché questa debba durare poco). Il Giappone vi è da più di un decennio e secondo noi non ne è ancora uscito. E’ come se fosse “più lenta” dell’inflazione a produrre i suoi effetti benefici. Per tornare ai valori azionari in termini reali del ‘29, la borsa americana dovette aspettare il ’41 (e guarda a caso nel bel mezzo di una guerra enorme e disastrosa…).
· Alla lunga la deflazione non è ne fisiologica, ne naturale. Condanna a lunghissime stagnazioni. Sembra però che non condanni alla morte il sistema. Ha una tendenza innata, se infastidita, a “cronicizzarsi”.
· La distribuzione di aiuti pubblici indiscriminati, e spesso a quelle strutture terminali che il male hanno contribuito sensibilmente a crearlo e distribuirlo, sono controproducenti. È come salvare i dinosauri con operazioni di cibo forzato a pioggia. Alla fine avrebbe impedito l’evoluzione dei mammiferi e dell’uomo. Finalmente da alcune parti autorevoli iniziano ad alzarsi voci di rabbia e dissenso (vedi news)! Contribuiscono inoltre a tenere in vita cadaveri (accanimento terapeutico), allocano in modo disastroso le risorse (inefficienze) proprio in un momento che ogni euro o dollaro è vitale! La paura è quella del “contagio”, che travolge tutto e fa si che l’estinzione rischi di diventare “di massa”, come nel cambriano. Temiamo abbiano ragione. Ma aiuti dati in questo modo (ogni invitato oramai reclama il suo osso da sgranocchiare alla mensa dello Zio Tom) rischiano solo di prolungare e rendere meno incisiva la cura che la crisi sta implementando. Come avviene spesso con la chimica, si sposta la malattia dalla fase “acuta” a quella “cronica”. Purtroppo è chimica anche la ZIRP (zero interest rate policy) che d’altra parte già nel nome ricorda un medicinale!.
· A nostro avviso le uniche armi per uscire dalla deflazione sono:
o Lasciarla lavorare. La febbre non va combattuta con antipiretici. È una difesa dell’organismo, la maggior parte degli agenti patogeni non si riproduce oltre una certa temperatura corporea. E invece si assumono antipiretici e poi si cerca di eliminare con altra chimica virus e batteri. Vero è che una certa temperatura particolarmente alta, per un certo lasso di tempo, è rischiosissima…
o Se si sorpassa, quindi, una certa durata e una certa “temperatura” bisogna alzare i tassi di interesse in modo da allettare il flusso del risparmio verso l’investimento. Solo le imprese più geniali, innovative e con vantaggi competitivi si arrischieranno nel terreno del debito così costoso in termini reali. Buon esempio di selezione positiva! E poi tanto lavoro per gli ufficio crediti. Orde di disperati batteranno cassa….
o Iniettare moneta a fini di ricerca tecnologica, scientifica e ambientale (nel piano Obama sono solo 8 MLD di dollari contro piani di salvataggio oramai di diversi trilioni di dollari!!!!). In una parola iniettare moneta in modo EFFICIENTE. Buttare moneta in modo scriteriato (o dagli elicotteri!! Sich!) e “soggettivo” (potere politico) o peggio darlo a chi fa buchi o li ricopre è sperpero e inganno!!! Solo un progresso tecnologico vero rende la capacità produttiva in eccesso obsoleta e inservibile, crea nuovi bisogni (pensate alle reti internet) riequilibrando offerta e domanda!
o È storia, ma i più grandi creatori di inflazione sono le GUERRE! Creano domanda in senso classico (indotto bellico) e distruggono capacità produttiva velocemente (compreso il capitale umano…). Assorbono (togliendo capitale umano) la disoccupazione, e permettono lo sciacallaggio delle ricchezze ad opera dei vincitori. La cosa ci lascia un piccolo senso di inquietitudine e malessere. Qualcosa di appena abbozzato, che ci costringe a “camomillarci” prima di andare a dormire….
o Sono borioso fino alla noia ma la cura ultima e vera è:
§ Lavorare duro e onestamente
§ Consumare con moderazione
§ Risparmiare tanto
§ Aggiungo: usare il cervello, avere idee imprenditoriali nuove e fare ricerca pura. Ci ha sempre salvato dall’estinzione!


Piccola precisazione: il mondo ha Obama. Nei momenti difficili il consenso compatta verso i propri leader, capaci o meno che siano. A maggior ragione se questi leader rappresentano il nuovo che soppianta il vecchio, l’efficienza che sovrasta il declino. Intendiamoci, Obama ha tutta la nostra stima o quanto meno il rispetto democratico che si riconosce agli eletti. Forse è il meglio, vedremo. Ha un pool di persone preparate e che conoscono (avendo in passato anche contribuito a crearlo) il disastro prossimo venturo e presente. In ogni caso siamo abbastanza allergici a credere ai miracoli, per il semplice fatto che questi non competono agli uomini (Vanna Marchi e il degno compare Do Renacimento permettendo…). Obama ha un credito politico che lo farà passare alla storia come uno dei più grandi presidenti americani. Farà probabilmente anche il secondo mandato (se c’è riuscito Bush….), ma rimane un uomo! Buona fortuna Obama, ne abbiamo tutti bisogno!

AZIONI
Beh, con buona pace degli ottimisti ad oltranza (che invidiamo tantissimo), il piccolo rimbalzino di inizio anno (dopo l’ennesima approvazione di piani di salvataggio) ha concluso 20 giorni dopo il gennaio peggiore della Storia! Storicamente gennaio è caratterizzato da un afflusso di fondi, ma stavolta chiudiamo con un bel -8.5%! Non era mai successo! Piccole soddisfazioni dai tecnologici (per via di trimestrali “meno peggio” del previsto) i quali hanno sovraperformato rispetto ai restanti settori. Disastro come oramai consuetudine per i bancari e finanziari. Lo scenario di fondo resta molto negativo, con un ennesimo scivolone importante. In questa fase noi stiamo lontani dalle borse come dal colera! Le reti ci suggeriscono per lo S&P500 i seguenti scenari di breve: rottura del supporto importantissimo posto intorno agli 800 con collocamento dell’indice in area 700 basso con probabilità 60%. Movimenti laterali in area 800 -940, 30%; rottura della resistenza intorno ai 940 punti 10%. Temiamo oramai vana speranza il rimbalzo tanto sospirato e agognato.
Previsione di breve: laterale-ribassista
Previsione di lungo: ribassista

OBBLIGAZIONI
Prime tensioni sui tassi dei Bond governativi a livello mondiale. Nonostante la caduta delle borse, i rendimenti sono stati in crescita per poi rintracciare un filo a fine settimana sia in area euro che dollaro. Guarda caso il movimento ha coinciso con nuovi massimi relativi dell’oro, che ha rotto una correlazione strettissima avuta fino a questo mese con dollaro e borse. Normalmente l’oro si muove in modo inverso alle borse e in modo inverso ai rendimenti dei titoli di stato e del dollaro. Oggi si muove in relazione inversa con la borsa ma in relazione diretta con i rendimenti dei titoli di stato e del dollaro. Evidente segno che, nonostante la deflazione (nemica giurata dell’oro), questo inizia ad essere percepito come ultimo e più prezioso bene rifugio in graduale sostituzione del dollaro e dei bond governativi migliori. Qualche mano pesa ha iniziato a vendere i treasury e a comprare oro! E quando si inizia a comprare un bene che per sua natura non produce cedole (ma oramai anche i titoli di stato non producono cedole), allora il segnale diventa interessante… Il sistema a nostro avviso come spesso ricordato in precedenza dovrà andare lì! Sostituzione graduale e poi violenta verso oro a scapito di titoli di stato e dollaro! Troppo debito infruttifero e troppa stampa di dollari. Se la legge di domanda e offerta vale ancora una briciola di credibilità….
Noi rimaniamo sui titoli di stato in euro zona 3 – 7 anni, convinti che il movimento di sostituzione vero e proprio non sia ancora partito e che ci siano ragionevoli margine nel medio termine di soddisfazioni sfruttando l’abbassamento dei tassi inevitabile. Il gioco comunque è sottile e inizia a farsi pericoloso e interessante! Cercheremo di essere pronti! Per il momento l’inflazione (causa prima dell’aumento dei tassi sulla curva a lungo, oltre al merito creditizio e alla liquidità) è qualcosa di extraterrestre!
Anche il recupero dei bond aziendali di alto merito creditizio ha subito, di riflesso una pausa. Crediamo debbano dare ancora molte soddisfazioni, ma restiamo sugli starter prontissimi a scappare!
Previsione di breve governativi: laterale – rialzista sui rendimenti
Previsione di medio sui governativi: ribassista sui rendimenti
Previsione di lungo sui governativi: rialzista sui rendimenti

Previsione di breve corporate: laterale – rialzista sui rendimenti
Previsione di medio corporate: ribassista sui rendimenti

COMMODITIES
L’oro come previsto nelle precedenti mail si avvia verso massimi. Le reti ce lo danno in area 1.000,00 1.100,00. risentirà molto dell’andamento dei mercati borsistici. Se questi restano in tensione come probabile, oro in rialzo, altrimenti in lieve rintracciamento.
Le materie prime e il petrolio stanno a nostro avviso esaurendo l’andata ribassista ponendosi in un corridoio laterale-lievemente rialzista.
Previsione di breve: laterale – rialzista
Previsione di lungo: ribassista

VALUTE
Dollaro ancora moneta di riserva. In zona 1.25 – 1.30. Se le borse stornano questo si rivaluta e viceversa. Siamo sempre più convinti che siano gli ultimi colpi di coda… l’inganno è vicino alla soluzione! Nell’aria serpeggia voglia neanche tanto malcelata di protezionismo (vi torneremo nella prossima news). La svalutazione controllata della moneta è il migliore dazio doganale! Rende poco convenienti le importazioni, rimpolpa l’inflazione domestica (viagra puro per i governi ultraindebitati) e aggiusta il debito estero. Piccolo problema: non è politicamente corretta e soprattutto non la possono fare tutti assieme! Inoltre abbattere il cambio vuol dire “succhiare” inflazione dall’esterno e buttargli dentro deflazione! (proprio come i frigoriferi che buttano freddo dentro e caldo fuori!). Tutto quello che il resto del mondo non vuole… C’è però anche un grosso freno a mano! Si chiama Cina. Questa ha un solo modo per evitare il dollaro piccolo piccolo: comprarlo a suon di trilioni! Quando si accorgerà che stà comprando carta di scarso valore e regalando i surplus commerciali alla FED temiamo dolori forti….
Euro debole su tutte le valute. I problemi, ed ora vi è certezza non sono solo americani!
Previsioni di breve: laterale rialzista
Previsioni di lungo: fortemente ribassista

DATI MACRO ENTRANTI
Tante trimestrali entranti (e temiamo tanti mal di pancia) e tanti dati macro nuovi ad informarci sullo stato di salute del nostro malato nel mese di febbraio!
Lunedì: redditi e consumi delle famiglie, manifatturiero ISM
Martedì: vendite di case e auto (attenzione a FIAT inserita nel portafoglio speculativo). Banca di Australia in procinto di abbattere i tassi dell’1% (andando a quota 3.5%)
Giovedì ordinativi aziende e decisioni inglesi ed europee sui tassi. Probabile ritocco della BOE, che oramai è francobollata alla FED nella sua politca ZIRP (zero interest rate policy).
Venerdì i dati sull’occupazione USA (importantissimi), prevista in calo di oltre 500.000,00 posti che mira dritto dritto quota 7.5%. Temiamo che al culmine della crisi questa debba sfondare quota 10% e temiamo che le tristissime immagini degli ex-worker che abbandonano l’azienda con un piccolo scatolone in mano (proprio come i nostri migranti di inizio secolo) diverranno scene consuete anche in Europa. E’ come la tortura! Noi non ci abitueremo mai.
Apriamo un inciso “moralista” o peggio “buonista”. Non ci piace e non è nella nostra natura. Men che meno quando si parla di numeri, freddi e gelati come le zolle di una terra d’inverno! Ma temiamo che le nubi all’orizzonte lo richiedano:
lavorativamente parlando, tutto quello che possiede un lavoratore è il suo posto di lavoro e la sua azienda. Cercate di volergli bene e di rispettarla! Oggi è come la mamma: ce ne è uno solo! Per le aziende, tutto quello che hanno e che le può aiutare ad uscire dal loro empasse sono i loro dipendenti! Passa togliere i tossici (dipendenti), quei manager milionari (in eruo!) made USA che ci hanno portato in questo casino, ma cercate di voler bene alla vostra gente. Senza non si va da nessuna parte.
Qualche brutto scossone su questi dati ci butterà nel burrone, altrimenti si continua a galleggiare sul ciglio!

PORTAFOGLI
Nonostante le bordate arrivate i portafogli da inizio gennaio sembrano tenere. Il low è flat e l’high accusa una perdita minima. La prudenza stà pagando.
Low : +0.03%
High: -0.39%

Un cordiale saluto

Claudio Bonilauri

domenica 11 gennaio 2009

NOTA SUI MERCATI N.16 GENNAIO 2009

NOTA SUI MERCATI N° 16 (edizione straordinaria)

Per Scaricarla in PDF cliccare

Gentili investitori e cari amici,
settimana, questa densissima di notizie e avvenimenti. Cerchiamo di andare con ordine. Partiamo con la freddezza teutonica di alcuni dati (stanno uscendo le entusiasmanti trimestrali che come anticipato in altre note ce le aspettavamo “particolarmente pesanti” nonostante i proclami che il peggio fosse passato) per dare un pizzico di ottimismo:
· Si calcola che il totale debiti (famiglie + imprese + governo) made USA siano pari a circa 52 trillioni di dollari. Il PIL (ricchezza prodotta) si ferma ad un “misero” 14 trilioni di dollari. Il debito è circa il 360% del PIL!
http://www.corriere.it/economia/09_gennaio_17/il_disastro_della_finanza_globale_massimo_mucchetti_1022d6aa-e46a-11dd-98be-00144f02aabc.shtml
· La crisi del sistema finanziario mondiale si calcola impatti per 7 trilioni di dollari. Un calcolo veloce ci dice che ne mancano all’appello circa 45 (trilioni di dollari) di debito!!! Sono nascosti nel credito al consumo, nelle carte revolving, nei mutui casa e negli scoperti aziendali. E aspettate, come andiamo dicendo da mesi, che escano e scopriremo nostro malgrado che il gran finale non si è ancora visto. Si sa, i fuochi d’artificio migliori si tengono per la fine!!!
· La grande catena di elettronica RCO con 567 punti vendita negli USA viene messa in liquidazione (leggete licenziati TUTTI) dopo solo pochi mesi di amministrazione controllata.
· Citigrup perde nel solo 4 trimestre 8.3 Miliardi di dollari (18.72 miliardi nel 2008)! Farà una “good company (citicorp) e una bad company (citiholding) in cui scaricare le mele marcie, cioè Citi Financial e Citi Mortgage. È un trucco. A livello di sistema non cambia nulla. I debiti insoluti rimangono debiti insoluti
· La mitica BofA (di origini italoamericane) perde 1.79 miliardi di dollari nel quarto trimestre (molto più delle attese). Siamo solo agli inzi…
· Merill Lynch ne perde solo 15.31 (miliardi di dollari)!
· Bank medici (la banca fantasma) viene probabilmente chiusa dal governo austriaco
· Il terzo istituto irlandese “Anglo Irish Bank” viene nazionalizzata da Dublino a seguito della “corsa agli sportelli” e del “default” di fatto in cui versa la banca (ma nelle dichiarazioni la si nazionalizza per salvare i correntisti…)
· Intel (leader mondiale dei processori) utili in calo del 90%!
· JPMorgan: utili in calo del 76%! (la bella notizia è che almeno c’è un utile!!!)
· Pfizer taglia un terzo della forza marketing (2.400 persone)


Trichet ha abbassato i tassi di interesse in area euro dello 0.5% portandoli al record (per l’euro) del 2%. Contemporaneamente ha allargato lo spread tra i tassi sui depositi e i tassi di rifinanziamento. Nonostante i ripetuti appelli a porre l’inflazione al centro della sua politica (ribadita per altro anche dallo statuto della BCE) e le affermazioni inquietanti (tipo: sotto la soglia del 2.5% si entra in un territorio inesplorato e pericoloso) continua la politica da noi più volte sostenuta (nel senso di prevista) dei tassi zero. Alla fine il ribasso c’è stato ed è stato messo sulla parte alta della forbice prevista (0.25% - 0.50%). Si è anche affrettato a fare un'altra affermazione inquietante: “dobbiamo stare attenti alla trappola della liquidità” “una volta entrati è molto difficile uscirne…”. Non vi preoccupate. Continuerà ad abbassare i tassi e a monetarizzare l’economia come stanno facendo tutti i suoi colleghi più importanti (FED, BOE, BOJ) seppure in modo più prudente e assennato. Quindi, noi continuiamo, con grande soddisfazione dei nostri portafogli, a posizionarci lunghi (compratori) sulla parte di curva 5-7 e 7-10 dei titoli di stato in euro. Dica quello che vuole, alla fine continuerà ad abbassare i tassi e noi, come di consueto, continueremo a monitorarlo sui fatti e non sulle parole. D’altronde le banche centrali non hanno altra strada. Cercare di abbassare il costo del denaro per le imprese e famiglie (con poco successo) stritolate dal’indebitamento e sostituire debito privato con debito pubblico per dare ossigeno a famiglie e imprese (con un filo in più di successo). Altra cosa è chiarissima: nella trappola della liquidità vi si cade con la politica monetaria (abbassando i tassi) e con la deflazione (altro fenomeno monetario). E statane sicuri ci cadremo per poi sperimentare una iperinflazione. Per uscirne purtroppo non bastano né gli stimoli monetari (iniezione di liquidità) né quelli pseudo reali keynesiani (deficit spending e detassazione – che comunque servono se produttivi). Occorrono anche le aspettative di inflazione e queste il Giappone (che in quel territorio “pericoloso e inesplorato” ci stà sguazzando dai primi anni 90 del secolo scorso, e allora tanto inesplorato forse non è) ci insegna che non esiste nessuna banca centrale in grado di influenzarle. Dipendono solo dall’economia reale. Quell’economia reale che funziona solo se il debito del sistema viene finanziato con risparmio reale del sistema e non con la creazione incontrollata di moneta. La leva massima che permette il risparmio reale in una economia in stabilità monetaria è data (non può andare oltre una certa soglia) oltre che ad essere “omeopatica” del sistema. La soglia viene “autoregolamentata” dalla capacità di produrre ricchezza reale in surplus rispetto ai bisogni del sistema stesso. Questo surplus viene, tramite il prezioso compito di riallocatore di risorse finanziarie espresso dal sistema bancario, impiegato ai fini di produrre in modo efficiente altra ricchezza.
Qualunque generazione “chimica” e artificiale di moneta (stampa di banconote e moltiplicatore dei depositi) è una drogatura. Alla lunga crea dipendenza (assunzione a dosi crescenti) e uccide l’assuntore. Anche qui nulla di nuovo.
Per farla breve: se io coltivo un campo il raccolto dell’anno dopo dipende dalla quantità di semi che la mia produzione attuale è stata in grado di produrre (è il surplus, il risparmio di risorse) e dalle capacità umane, ambientali e tecnologiche che nell’anno che viene siamo in grado di mettere in campo (efficienza del capitale umano e naturale, nuovi fertilizzanti e nuovi macchinari). In caso di scarsi semi, posso comprarli da altri contadini più efficienti. Nulla di strano. È il commercio. Ma se il singolo può comprare semi ove ve ne sono in surplus, l’intero sistema non può comprare semi che non esistono! Ebbene, nell’economia umana “monetizzata” questo può avvenire! Si può produrre con semi degli anni che verranno! (si combatte battaglie coi cavalli di domani!). E’ una cosa a ben pensare straordinaria! L’uomo è riuscito a prendere in prestito qualcosa che ancora non c’è! Può quindi far fronte a carestie e/o epidemie anche lunghe senza estinguersi!
Sembra strano, ma anche qui, come sempre, l’uomo non inventa nulla, scopre proprietà che la Natura già fa da diversi miliardi di anni seppure su scala infinitesimale.
La fisica quantistica ci racconta la storia bellissima e stranissima che la Natura crea particelle (quindi energia) dal nulla in continuazione (schiuma quantistica) nel vuoto (che quindi non è “vuoto”) per poi rilasciare in tempi brevissimi la stessa energia “presa a prestito” con l’annichilimento (scomparsa) delle particelle stesse. Compare e scompare materia dal vuoto come per magia senza alterare l’equilibrio energetico del sistema. Bellissimo.
A ben vedere la Natura, con il suo comportamento ci insegna che è possibile prendere a prestito risorse “inesistenti” ma a due condizioni:
1. alla fine non si può avere un saldo positivo (rimane valido quindi il principio di conservazione dell’energia). Cioè, non è possibile “creare” più energia. Quella in surplus è solo quella “risparmiata”!
2. esiste qualche meccanismo strano che fa si che l’energia in surplus venga “restituita” impedendo di fatto il moto perpetuo o la “creazione” dal nulla di nuove risorse.

Analizziamo ora sotto questi presupposti e in modo “easy” (giusto solo per sdrammatizzare) la crisi attuale e le cure messe in pratica:

1. nel mondo c’è troppa leva (indebitamento, risorse prese a prestito). Abbiamo mangiato tutti i semi (pop corn) e fatto baldoria e siamo andati “a prestito” di altri semi, non per produrre grano l’anno dopo, ma per fare altro pop corn (debiti finiti in sperperi, in bolle immobiliari, in leve per acquisto di finanza, in corruzione, in truffe, ecc..)
2. lo stiamo facendo da troppi anni (almeno dagli anni ’70). Alla faccia del party!!!! Goderecci e sciuponi! Ora è venuto il momento di restituirli, di rispettare il granitico e crudele principio di “conservazione dell’energia”
3. il sistema finanziario mondiale, le particelle mediatrici, il famigerato bosone di Higs (quello che “dà” massa alle particelle), drogato dal metro monetario, dalla follia “creativa” e “della creazione perenne” (raggiungimento del massimo utile trimestrale, megacompensi ad incapaci e quant’altro) e corrotto nell’orgia festaiola (Madoff, Tanzi, schema Ponzi e quant’altro) va fuori controllo.
4. poi, come sempre, si spengono le luci. La festa E’ FINITA. Le ragazze se ne sono andate e arriva l’oste (il principio di conservazione dell’energia). Il conto è salato. Non ci sono i soldini nelle nostre tasche. Ci si guarda esterrefatti e si chiede aiuto al papà (stato), meglio, al suo portafoglio! Il papà è il papà. Rimette ai figli quello che lui non ha potuto fare (o ha fatto anche lui ma solo di nascosto) sbuffa (proclami al “senso di giustizia” del mercato) sculaccia (Lehman Brothers) poi come sermper, apre il portafoglio per pagare. Constata con un filo di rammarico che le sue tasche sono vuote. Ma lui ci racconta essere un grande lavoratore. Di avere tanti uomini (che poi sono i suoi figli festaioli e non) che lavorano sodo, risparmiano e creano. L’oste lo conosce. Ci crede (o vuole crederci).
il papà, racconta davanti a tutti di avere i risparmi per sanare “la bravata” dei suoi figli. Sorride e si mostra sicuro. “lasciatemi fare un summit con la dolce metà e poi provvederemo”.


LA CURA
· il papà, uscito, va dalla moglie (la FED). Si guardano negli occhi e gli viene il sospetto di avere dei figli debosciati. Poi capiscono di non aver fatto nulla per educarli meglio, anzi….. Contano i propri figli (come in “giù la testa” di S. Leone) e vedono che c’è ne è anche qualcuno bravo (che lavora e produce). Prendono il libro di famiglia e fanno quattro conti: ci indebiteremo! Pagheremo i debiti dei figli (quelli privati) accendendo debiti noi (statali). Ci faremo dare i soldi dai nostri figli bravi! Per il momento l’oste è tranquillo. Il papà dà garanzie sicuramente migliori di quelle dei figli (l’oste non ha ancora colto del tutto che la famiglia e il suo futuro sono i FIGLI, ma si consola, perché in mezzo a questi figli c’erano anche quelli bravi che invece del party andavano a coltivare i campi). Gli dice: “fammi il conto preciso che io saldo”. Guarda la moglie preoccupatissima: “Tranquilla, stiamo uniti e ce la faremo. Spalmeremo i debiti sui figli che verranno. Quelli bravi, quelli che educheremo (nuove leggi e nuovi regolamenti) ai sani valori che sono sempre stati nostri: lavoro, consumo morigerato, risparmio virtuoso”.
· Il conto è stratosferico (vedi dati iniziali). Ogni giorno cresce. 2 trilioni di dollari, 4 trilioni di dollari, poi 7 trilioni di dollari (ultime stime). Noi pensiamo che siano nell’ordine dei 30 trilioni di dollari (considerando anche credito al consumo e carte revolving). Questi hanno gozzovigliato come matti!!!!. I figli buoni non hanno tanti soldi. E quei pochi che hanno servono:
i. Per il futuro (e quindi dovrebbero essere salvati da rendimenti reali appetibili)
ii. Per comprare i semi per i prossimi raccolti
· Anche volendo non ne possono dare molti, non a sufficienza comunque (è il risparmio reale, quello “omeopatico”).
· Li danno comunque (successo delle aste dei titoli pubblici). Li danno e scoprono che i genitori fanno di tutto per non dargli gli interessi (tassi zero). Si indispongono, ma piuttosto che prestarli ai figli debosciati, li danno ai genitori (che poi li danno comunque ai figli debosciati). Da qualche parte pur devono andare…
· Sperano allora che almeno i prezzi dei semi calino (deflazione) per poter usare i pochi soldi rimasti per comprare i loro fattori produttivi e poter nel tempo generare altro risparmio. Scoprono loro malgrado che i genitori fanno di tutto per farli alzare.
· C’è sconcerto, ma i genitori si affrettano in ogni occasione a tranquillizzarli.
· Alla fine scoprono che i figli debosciati, dopo la bisboccia si trovano magri e deperiti. Sono a rischio di estinzione! Ma sono braccia che servono. Poi sono sangue del nostro sangue. Vanno salvati.
· Non c’è abbastanza cibo per tutti. I genitori sono sempre più disperati. Non sono più credibili. Hai figli buoni inizia a sorgere il sospetto che tutti quei soldi non solo non sortiscono l’effetto voluto, ma che addirittura vadano a danneggiare le loro produzioni. I genitori che si accorgono del malumore, hanno una pensata geniale. Non possono più chiedere soldi in prestito ai figli buoni (che oltre a non averne iniziano un po’ a spazientirsi). Vanno dall’oste e gli offrono in pagamento dei “buoni pasto” futuri! (treasury bond). L’oste accetta. Non c’è niente di meglio da fare purtroppo.
· Il problema è che a fronte di una pagnotta data oggi, l’oste riceve una pagnotta tra 20 anni. Anche lui come i figli buoni si domanda dove stà la convenienza. Se ne dessero due forse forse…
· Le risorse non bastano ancora. Manca il pane e i figli sono a rischio di estinzione. I genitori allora fanno quello che hanno sempre saputo fare. La “creazione” come attimo ultimo e disperatissimo. Fanno delle pagnotte di carta (banconote) e le distribuiscono a tutti quanti (maschi femmine e cantanti) che vanno dall’oste a farsele preparare. Per quella magia da fisica quantistica, hanno il sapore buono e gustoso di quelle appena comperate dal panettiere, quando tengono le porte aperte alla primavere e ci innondano di buoni odori. Decisamente l’oste è un mago in certe cose!
· La festa rinizia! Nuova bisboccia e abbuffate per tutti. Stavolta al tavolo dei convenuti ci sono anche i genitori. Ci mancherebbe….Sorridono a denti strettissimi e mascella ipertesa! Sono loquaci e caldamente tranquillizzanti. Si guardano spesso le spalle. Stavolta, e lo sanno, l’oste non verrà alla fine, ma già dopo la prima portata! Chiederà il conto del primo pasto e poi anche quelli passati e ancora insoluti…. Chiederà che i buoni pasto vengano convertiti in pagnotte….
· I poveri genitori ora sperano: sperano che i pochi semi rimasti diano raccolti futuri copiosi, sperano che i pochi figli buoni rimasti (quelli che alla bisboccia hanno preferito la scuola) inventino nuovi trattori, nuovi fertilizzanti e perché no, nuovi semi, e sperano che la natura, seppur offesa e vilipesa sia clemente con loro e gli dia anni di buon tempo e poca grandine, sperano che i figli debosciati redenti sulla via per Damasco ritornino a nuove virtù e nuove culture.

Morale della storiella:
il capitale umano (figli buoni e figli debosciati redenti) c’è anche se allocato male (buona notizia)
il capitale teconologico c’è (altra bellissima notizia)
Il capitale naturale è a pezzi! (forse la notizia peggiore di tutte)
Il capitale finanziario NON c’è (pessima notizia). Quel poco che c’è o che si prende a prestito dal futuro deve andare ASSOLUTAMENTE in investimenti produttivi, in ricerca avanzata e in restaurazione del patrimonio naturale! NON C’E’ SCELTA. Il vecchio motto keynesiano “non mi interessa che si paghi un uomo per fare un buco e un altro per coprirlo, ma l’importante è che si paghino due uomini” non funziona! Ce lo dice il principio di conservazione dell’energia. Questi due ipotetici becchini (i bucaroli) potrebbero col loro stipendio andare a cercare di comprare una pagnotta ma scoprirebbero loro malgrado che le pagnotte non solo sono finite, ma sono oramai in esaurimento anche quelle pagnotte future prese per magia. Le poche che rimangono rischiano di costare una follia. I salvataggi devono essere selettivi e non indiscriminati. Quando keyns lo diceva, diceva anche di creare surplus negli anni buoni (e questa purtroppo è la parte dimenticata). Keyns conosceva bene l’oste e non si faceva fregare. Non ha mai scritto a nostra memoria di creare denaro dal nulla…
Il bosone di Higs (il sistema finanziario) è profondamente malato. Colpito dalla peste della follia. Ma si sa per ogni peste che arriva c’è sempre stato qualcuno che non se la è presa. Sarà merito di un buon sistema immunitario o di una buona selezione naturale. Le banche buone per fortuna sono sempre esistite ed esistono tuttora. Passata la bufera saranno più forti di prima. Sono quelle che danno “massa/energia” al sistema. Senza di loro no si va da nessuna parte.
Esiste chi ha prestato denaro sapendo distinguere tra una motivazione buona, sana e produttiva e ambientale (la parte buona del sistema) e quelle che li hanno buttati per favorire i gozzovigli scellerati e deliranti (parte malata). Le prime hanno creato valore (pagnotte) le seconde le hanno bruciate. Intendiamoci qualche singolo o gruppo di singoli da tutto questo ne è uscito molto più ricco, ma la collettività nel suo complesso ne è uscita devastata. Dispiace vedere, come sempre, che purtroppo non pagheranno più di tanto per questo (legge del più furbo).
Ma il bello di questa crisi, che sarà durissima e profondissima, sarà anche quello che potenzierà l’effetto Darwin. Se si vuole uscire dallo stallo, ogni sistema ad ogni scala economica deve appoggiare la parte sana (che ripetiamo esistere ed essere copiosa) e di tagliare a fondo quella malata (che così scoprirà di non essere poi stata così furbetta).
La ricetta è sempre quella: lavorare onestamente e con coscienza, consumare modestamente (il cancro parte sempre dalla bramosia di consumo) e risparmiare il giusto!
Abbiamo insistito (solo per questa volta) nel tentativo di spiegare le cause STRUTTURALI di questa crisi. Fa piacere (si fa per dire) vedere che l’Ecofin che si riunirà il 20 gennaio per tagliare le stime di crescita dell’UE (anche questa corsa a progressivi e successivi tagli di stima di crescita, già di per sé ottimistiche, sono film già visti in ogni crisi) rilevare con un monito ufficiale che “la recessione sarà grave e prolungata” ( http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2009/01/crisi-ecofin-recessione-prolungata.shtml?uuid=acc24b4c-e4ad-11dd-a124-306b0d36508c&DocRulesView=Libero ). Finalmente qualcuno che parla chiaro. La crisi del mercato borsistico dei primi anni 2000 (quella del dotcom) è durata 3 anni. Da marzo 2000 a marzo 2003. Ed era per la maggiore una crisi da bolla speculativa. Questa crisi di certo non durerà di meno, anzi…, non si tratta di essere pessimisti o ottimisti, ma di cercare di vedere le cose in tutta la loro portata. Se ci sbagliamo saremo i primi ad esserne contenti. Stà di fatto che il nostro “pessimismo” ha salvato i nostri portafogli nel 2008. Di questi tempi non è poco. I dati che sono arrivati dalle trimestrali sono stati terribili e hanno ucciso il rimbalzo sul nascere per l’ennesima volta, ogni giorno c’è una nazionalizzazione o un fallimento (e parliamo sempre di imprese “large”), i debiti sovrani iniziano a scricchiolare pesantemente (vedere gli spread di Italia, Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda rispetto al bund 10y), le politiche monetarie internazionali vanno nel “maelstrom” dei tassi zero nonostante i finti proclami. Unica nota positiva sono gli sforzi per sostenere l’economia mondiale. Ma sono disomogenei, frammentari, di urgenza e a volte nascondono sprechi o cose peggiori. Troppo poco per fare cambiare scenario. La crisi dovrà lavorare ancora per un po!
Vi rimbalzo una bella curiosità. Nella nota di ottobre parlavamo dell’inizio della fine, a nostro avviso, del capitalismo così come lo avevamo conosciuto. Ci trovavamo a dover selezionare titoli azionari da inserire in portafogli istituzionali importanti. Con qualche sconcerto e guardandoci negli occhi ci rendemmo conto che ogni tentativo di analisi fondamentale stava perdendo di significato. Come riportammo, ci avvolse un senso di impotenza terribile. La selezione non poteva più avvenire sui dati aziendali, sulla congiuntura economica e di settore o sulla capacità del management interno, ma si trattava oramai di scommettere nel vero senso della parola su quali aziende il potere politico avrebbe rigettato aiuti e salvataggi (Merrill Lynch, Goldman Sachs) e su quali invece avrebbero gettato la spugna (Lehman Brodthers). Se dovessimo prendere una posizione su Ford oggi, sarebbe molto meglio avere confidenti vicini al centro del potere politico che buoni analisti di mercato! Questo effetto “decisione politica” ci è sembrata una aberrazione fin da subito e comunque molto più difficile da controllore rispetto al già non facile mestiere di analista. L’effetto che avevamo teorizzato nella prima settimana di ottobre era quello di una esplosione della volatilità, un po’ come un camion impazzito che sbanda a destra e sinistra su un dirupo. Consigliammo e prendemmo posizioni lunghe sul VIX (volatility index di Chicago) fuggendo da ogni tentativo di stock piking . Da quei primi di ottobre abbiamo solo comprato o venduto indici o volatilità. Il VIX in quei mesi poi raggiunse quotazioni record (più che doppiò il max precedente)! Ebbene è notizia del 12 gennaio che la società di gestione del Nasdaq ha lanciato con partenza il 5 gennaio a 1.000 punti base il Governement Relief index (sigla QRGI) che permette di prendere posizioni al rialzo o al ribasso su imprese quotate al Nasdaq che abbiano ricevuto almeno 1 MLD di dollari di aiuti statali e che in caso contrario sarebbero fallite. Lo terremo d’occhio. Ci sembra interessante.
Lo sappiamo che rischiamo di rasentare il pessimismo cosmico di leopardiana memoria ma pensiamo che decisamente il capitalismo che avevamo conosciuto oggi è morto e sepolto. Gli aiuti di Stato sono come il sostegno dei giudici dato a Dorando Pietri nella maratona di Londra. Sconvolgono qualunque regola della libera concorrenza e uccidono l’allocazione efficiente del mercato. Quel meccanismo straordinario che premiava le efficienze e faceva chiudere le inefficiente, allocando le risorse in modo da limitare gli sprechi è finito! Era uno dei prodotti più belli esportati dalla cultura USA (ovviamente e rigorosamente dopo i Supereroi della DC e dopo la NBA). Prendete la Fiat, esempio sublime di risanamento “italiano”. Marchionne dice “non abbiamo mai chiesto un aiuto di stato, ma se la stragrande maggioranza dei concorrenti riceve aiuti pubblici, è inevitabile che gli equilibri del mercato vengono stravolti e quindi anche Fiat non potrà fare a meno degli aiuti pubblici”. Inizia a venirci il sospetto, che a qualche impresa convenga esagerare e peggiorare la sua situazione (come se ce ne fosse bisogno) per partecipare al grande banchetto degli aiuti statali. Chi ha potere e crediti presso i centri politici (acquisito in qualunque modo, dall’importanza strategica del settore fino ai meno sani e etici “favori personali”) ora li può incassare. Chi non ce li ha statene certi che cercherà in qualunque modo di procurarseli. Chi si è occupato di fare buona impresa (come Fiat) rischia concorrenza sleale e chiusura. Tutto quello di cui non abbiamo bisogno in questa fase. Il motto anglosassone del “chi sbaglia paga” è stato decisamente sostituito (se non rovesciato!!!) da quello nuovo e aberrante del “too big to fall” (to big in tutti i sensi e in tutte le sue sfumature).
Per la cronaca Dorando Pietri venne squalificato e perse la medaglia d’oro. Ma questo è sport, tutta un’altra storia.
Il re è morto, evviva il re!


Obbligazioni:
come anticipato nella nota 15, la BCE qualunque cosa dica, continuerà nella sua folle corsa verso i tassi zero. Buon per noi che rimaniamo long sulla parte di curva che va dai 5 ai 10 anni sui titoli sovrani in euro. Infatti, anche in questa settimana hanno fornito l’ennesimo contributo positivo e hanno permesso ai portafogli di rimanere in area positiva nonostante un bel – 7% circa delle borse! Le aste dei titoli di stato sono andate bene per noi! Un po’ meno per Grecia (sotto down grade) Portogallo, Spagna e Irlanda. Vi invitiamo (lo stiamo facendo da mesi) a non guardare più il rating. L’Irlanda è una AAA ma ha spread sul bund tedesco a dieci anni più alti di quelli dell’Italia (A)(che si aggira sui 150 pb e che comunque rappresenta un record per l’Italia). La Spagna (altra AAA) ha solo circa 30 pb in meno dell’Italia. Che le agenzie di rating non stiano vivendo un felice momento è cosa nota. Che questa posizione di debolezza li renda “vulnerabili” ai poteri sovrani è altra cosa certa. Noi pensiamo che USA, GB, Irlanda e altri non possano permettersi un down grade in questa fase! . Noi guardiamo solo i CDS (il “premio” per assicurare un credito dal rischio default) e gli spread relativi tra i diversi paesi. Hanno lo svantaggio di essere “ballerini” (cambiano tutti i giorni) ma l’enorme e ineguagliabile vantaggio di non dipendere dal “giudizio” di uomini (per sua natura fallace nella migliore delle ipotesi se non addirittura “influenzabile” come purtroppo la storia delle truffe finanziarie insegna). Per assicurare il debito sovrano GB a 5 anni vengono richiesti 110 bp (circa 110.000,00 sterline per assicurare 10 ML di sterline di debito) (rating: AAA); per assicurare il rischio default della Mc Donald’s (Rating: A) si chiedono solo 60 bp (circa la metà!). Se i rating rispecchiassero le evidenze del mercato, la GB sarebbe una AA, come la Spagna. L’Irlanda rischierebbe la BBB (soprattutto dopo la nazionalizzazione della 3 banca del paese) e gli USA nella migliore delle ipotesi perderebbero una A se non addirittura due!
Sui Treasury vigila solo la protezione della FED che stamperà moneta per comprare titoli. Altrimenti i tassi sarebbero già schizzati alle stelle. Ricontrollate i dati posti all’inizio della nota. A livello governativo i titoli americani oggi sono ragionevolmente una AA o una A, nel suo insieme il sistema paese (360% di debito sul PIL) è in default (e anche questa cosa, ci fa tutt’altro che piacere, anzi ci toglie qualche sonno…).
Buona anche l’andamento del comparto corporate in euro grado investimento. Le obbligazioni primarie quotano 220 bp sui titoli di stato contro i massimi di novembre di circa 280. L’investo in essi suggerito nella precedente nota stà iniziando a dare i suoi frutti.
In calo di 30bp anche gli spread degli obbligazionari high yeld
Posizione di lungo periodo area euro: rialzista sui tassi
Posizione di breve periodo area euro: ribassista sui tassi
Posizione suggerita area euro: rialzista su curva 5-10 anni.

Posizione corporate bond in euro: rialzista sui corsi
Posizione bond USA di lungo: rialzista sui corsi
Posizione bond USA di breve: laterale-ribassista
Posizione di trading: NULLA

Azioni:
le terribili trimestrali uscite, le nazionalizzazioni, i fallimenti e quant’altro hanno ucciso ogni ragionevole tentativo di rimbalzo. Lo S&P 500 ha mollato gli ormeggi e si è portato pericolosamente vicino agli 840/830 punti. Qui passa un supporto importantissimo. Dovrebbe continuare a muoversi nel canale 840 – 970 come oramai da un paio di mesi. Molta attenzione in caso di sfondamento di 840 (punterebbe dritto verso i 700 punti bassi). Forse, ma oramai è flebile speranza, uno sfondamento dei 970 porterebbe verso il tanto agognato rimbalzo:

posizione di lungo periodo: ribassista
posizione di breve periodo: laterale – rialzista


Valute:
il dollaro ha oscillato, come previsto in precedente nota nell’area 1.31 – 1.35. E’ ancora (per poco) moneta di riserva. Se le borse perdono il dollaro recupera e viceversa. Porre attenzione. Noi lo vediamo in area 1.50 ai primi segnali di cedimento della fiducia nel bigliettone verde! La stampa indiscriminata di dollari prima o poi si farà sentire. La Cina e il Giappone stanno già mandando i primi segnali di nervosismo. Non pensiamo che con l’acuirsi della crisi, quando ogni risorsa sarà importante, saranno disposti a “regalarli” senza ricompensa (tasso zero) allo zio americano. Per noi il dollaro è sopravvalutato. Suggeriamo di approfittare di questa forza relativa per iniziare ad alleggerire le posizioni detenute.
Per dovere di cronaca riportiamo che nostri colleghi (più illustri e bravi di noi) vedono il dollaro in recupero intorno area 1.20 – 1.25. Le previsioni sulle valute, sono le più difficili da fare. Noi crediamo che il sostegno al dollaro viene solo dalla crisi borsisticha e dal ribasso dei tassi in atto in Europa. Se vengono a mancare uno di questi due supporti il dollaro dovrebbe puntare a 1.50. Raccomandiamo prudenza in quanto i movimenti in cambi sono sempre molto aleatori e in questa fase estremamente volatili. Nel dubbio rimaniamo in euro

Posizione di lungo periodo: ribassista
Posizione di breve periodo: laterale - rialzista
Posizione suggerita: 100% euro

Commodities
Oramai esiste una comprovata e per un po’ di tempo stabile correlazione positiva tra le grandezze reali dell’economia: azioni, immobiliare, commidities. Calano e crescono tutte assieme. Non stupisce quindi che in questa settimana pesantissima l’indice CRB sia sceso del 3.8%
L’oro dopo aver toccato i minimi relativi intorno a 800 è pronto per il rimbalzo rialzista che secondo le nostre stime dovrebbe portarlo in area 950 – 970 dollari per oncia.
Il petrolio è in calo. Le scorte americane enormi. Viene stoccato su petroliere ferme al largo al costo di poco più di 1 dollari al barile per mese da parte degli operatori Citigroup, Morgan Stanley, Royal Duch Shell nella speranza di vedere prezzi più alti nella seconda metà dell’anno. In realtà si stà profilando un eccesso di offerta nei mesi a venire.

Posizione di lungo CRB: ribassista
Posizione di breve CRB: laterale

Posizione di lungo oro: rialzista
Posizione di breve oro: rialzista

I portafogli suggeriti

Nessun cambiamento
Stanno pagando sia la politica di posizionarsi sulla curva a medio termine dei titoli di stato sia la posizione acquisita in corporate primari.
Le rivalutazioni di questi comparti hanno permesso ai portafogli di rimanere in ambito positivo nonostante la terribile settimana borsistica
Si chiude con:
Low: +0.14%
High: +0.11%

NB: ci avete fatto notare che il Carmignac è difficilmente reperibile sul mercato dell’intermediato italiano. Motivo per cui lo abbiamo sostituito con l’etf Lyxor 3-5. Nei nostri portafogli continueremo ad utilizzarlo ma voi potete tranquillamente sostituirlo con l’etf (che nel corso del 2008 tra l’altro ha fornito una sovraperformance di circa il 9.2% rispetto al Carmignac). Inoltre non nutriamo nessuna passione “smoderata” per il gestore. E’ un ottimo gestore, intendiamoci, ma di altrettanto bravi ce ne sono altri. Scegliete, se non volete l’etf, un fondo bilanciato prudente di vostra fiducia!! Ricordatevi sempre che si tratta di portafogli suggeriti e che non abbiamo nessuna velleità di essere dei “fenomeni”. Non vi è nessuna garanzia di poter far bene anche in futuro!

Un cordiale saluto

Claudio Bonilauri

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